Michele Ardengo, un ragazzo come tanti, sulla ventina, di famiglia borghese che vive negli anni Venti. Si potrebbe dire: nulla di più normale e banale. Invece no, Michele rappresenta la lucidità, la razionalità, il cinismo e l’inettitudine della società italiana nel periodo fascista.

«“Tutta questa gente” pensò “sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo. E per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso”».

«“E io dove vado?” si domandò ancora; si passò un dito nel colletto: “che cosa sono? Perché non correre, non affrettarmi come tutta questa gente? Perché non essere un uomo istintivo, sincero? Perché non avere fede?”».

Gli indifferenti (1929), il romanzo d’esordio Alberto Moravia (1907-1990), scritto quando non aveva ancora compiuto diciotto anni. Narra della società italiana degli anni ‘25-’29, sottomessa alla dittatura di Mussolini e atterrita dal delitto di Matteotti del 1924.

Moravia trae ispirazione dal suo mondo borghese, ma non dalla sua famiglia, per muovere un’aspra critica alla vuotezza, all’inettitudine ed alla falsità della società. Viene proposto come emblema di questa situazione la famiglia Ardengo, composta dalla madre Mariagrazia, che crolli il mondo ma si salvino le apparenze, la figlia Carla, annoiata e rassegnata ad una vita di inerzia, l’amante della madre Leo Merumeci, un parassita, sessuomane, egoista e calcolatore. Vari fili si intrecciano, strani legami e situazioni si creano in questa famiglia così grigia, immobile, passiva, inetta e caratterizzata da una disarmante indifferenza morale.

Michele risalta tra i vari personaggi come un giudice morale, che intimamente critica la falsità della società, ma egli stesso è immobilizzato e pervaso dall’inettitudine del tempo. Il lettore ad un certo punto viene sorpreso dal tentativo di Michele di voler denunciare e cambiare gli eventi; ma questa società non può essere cambiata, non si evolve, è congelata in se stessa e così la sua azione diventa un gesto mancato, viene sconfitto da una sua stessa dimenticanza: caricare la pistola.

I temi principali che interessano Moravia e che ritroviamo negli Indifferenti sono la critica alla storia, il rapporto con il denaro come interpretazione della realtà umana, il comportamento sessuale e l’inettitudine della società.

Michele è come se fosse un attore intrappolato nella vita reale. Egli è indifferente a tutto, nulla lo tange, nulla lo scuote: «e si supplicava invano, non questo limbo pieno di fracassi assurdi, di sentimenti falsi, nel quale, figure storte e senza verità, si agitavano sua madre, Lisa, Carla, Leo, tutta la sua gente; egli avrebbe potuto odiare veramente quell’uomo, veramente amare quella donna; ma lo sapeva, era inutile sperare, quella terra promessa gli era proibita, né l’avrebbe mai raggiunta».

Per vivere bene desiderava solamente colmare quel grande vuoto che occupano i sentimenti, anche se si sarebbe trattato di sentimenti falsi e sbagliati. Ma almeno non avrebbe più sentito quel fastidioso vuoto oceanico in mezzo al petto.

di Costanza Raspa

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