“Rubare è un mestiere impegnativo ci vuole gente seria, mica come voi! Voi, al massimo… potete andare a lavorare!”
I soliti ignoti

Quante volte avete sognato di possedere un van Gogh in casa solo per voi, o fantasticato di quanto sarebbe stato bello cenare con la “Monna Lisa” nella vostra umile cucina, umile al cospetto della regalità della Gioconda, sia ben chiaro.
E’ successo, a qualcuno, pochi coraggiosi, a volte semplici patrioti con la passione per l’arte, altre volte a ladri professionisti con l’amore per il denaro. Ma a qualcuno è successo.

Come avrete capito, quelli che racconteremo oggi sono i casi più eclatanti e funambolici di furti d’arte, senza giustificare o mitizzare un gesto che comunque riteniamo deprecabile e doppio, soprattutto quando si parla di arte, poiché viene sottratto al museo e alla collettività.

 

La gioconda torna in Italia
Monalisa_uffizi_1913 (2)
Louis Béroud, un pittore senza infamia e senza lode già nel giro del Salon parigino, la mattina del 22 agosto 1911  si recava al Louvre per imparare dai maestri: il pittore francese dipinse diverse tele all’interno del Louvre, ma quella mattina voleva passarla da copista. Potrete immaginare il suo stupore quando, arrivando davanti alla Gioconda trovò solamente il segno lasciato dalla tela sul muro.
Da lì Béroud non tornerà più ad affacciarsi sulle pagine della storia moderna, chi invece vi entrerà prepotentemente è Vincenzo Peruggia, un decoratore patriottico e ignorante del varesotto.
Le indagini inizialmente coinvolsero tutta Parigi, mettendola a soqquadro e destando seri dubbi sulla sicurezza di un museo che aveva la fama di essere controllato al pari di un bazar. Le personalità coinvolte furono molteplici, ad esempio Picasso fu costretto a gettare nella Senna due statuette “negre” (comprate da un contrabbandiere, anche lui beccato a rubacchiare spesso nel Louvre) poiché spaventato che nel caso di un controllo sarebbe stato accusato di quel furto e dunque rispedito in Spagna. Poco dopo sia lui che Apollinaire vennero arrestati, ma subito dopo rilasciati poiché estranei ai fatti.
Infine, quando tutto sembrava perduto, Peruggia compie un passo falso cercando di vendere l’opera a Firenze nell’autunno del 1913, per poterla poi restituire agli Uffizi e quindi all’Italia, la quale, secondo il ladro (erroneamente), era stata derubata del capolavoro di Leonardo durante le spoliazioni napoleoniche.
Il misero Peruggia venne processato pochi mesi dopo e definito un “minorato mentale”, mentre il povero decoratore cercava di difendersi dietro il trofeo del patriottismo, riuscì ad accaparrarsi qualche simpatia ed infine ottenne solamente un anno, poi ridotto a sette mesi.
Come egli stesso ammetterà tempo dopo, quel che rimane di quel rocambolesco furto sono i “due anni romantici passati con la Gioconda appesa sul tavolo in cucina”.

 

L’urlo di Munch, 2 furti in 10 anni
Tight_security_over_Munch's_'Skrik' (2)
Anche i più lontani dal mondo dell’arte, chi non ha mai visitato un museo o chi non è mai uscito di casa, certamente una volta nella vita si saranno trovati di fronte l’immagine iconica dell’uomo sul fiordo con le mani intorno al viso nel gesto di emettere un grido disperato. E’ questo “L’urlo”, opera di Edvard Munch, pittore norvegese considerato tra i maggiori esponenti dell’Espressionismo oltre ad essere uno dei pittori più “pop” del momento: infatti parodie, sketch, vignette e omaggi di ogni genere, si ritrovano nei mezzi di comunicazione di ogni genere. Proprio quest’opera fu vittima di due furti in dieci anni, causa il suo enorme valore (economico e culturale).
Il primo avvenne nel febbraio del 1994, all’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali: due uomini si introdussero nel MunchMuseet e con un tempo da primatisti mondiali (50 secondi) uscirono con il quadro sotto braccio. Non bastasse la velocità del colpo, decisero di lasciare un foglietto nel luogo de “L’urlo”, con su scritto: “grazie per le misure di sicurezza così scarse”. Fortunatamente venne ritrovata integra in un hotel di Åsgårdstrand, luogo dove Munch possedeva una residenza estiva.
Dieci anni dopo, il tiepido agosto norvegese del 2004 viene scosso nuovamente da un furto: questa volta però a sparire non sarà solo “L’urlo” ma anche “La Madonna”. Fortunatamente le opere vengono ritrovate due anni dopo e verranno esposte ancora al museo munchiano solo dopo due ulteriori anni di restauri, nel 2008.

 

Vincent van GoghVincent_van_Gogh_-_Self-Portrait_-_Google_Art_Project_(454046)Se il povero van Gogh avesse avuto in vita anche solo un centesimo di tutto il successo che avuto dopo la prematura scomparsa, probabilmente avrebbe meditato un po’ di più sulla scelta di sparire dal mondo per sua mano. Ma è anche vero che altrimenti non sarebbe stato lo stesso.
Bando ai se e ai ma, sicuramente oggi van Gogh oltre ad essere uno dei pittori più quotati al mondo è anche uno dei più soggetti a furti.
Il primo furto risale al 1988 quando dal museo di Otterlo vennero rubate tre opere, tra le quali la prima versione de “I mangiatori di patate”.
Pochi anni dopo, nel 1991, ben 20 capolavori vennero sottratti dal Van Gogh Museum, tra le opere vi era anche “I girasoli”. Fortunatamente tutte le opere vennero ritrovate in un auto al centro di Amsterdam.
L’ultimo in ordine cronologico è invece il furto avvenuto nel dicembre del 2002, commesso poco prima dell’apertura del museo al pubblico: il ladro si è calato dal tetto, come nei peggiori film americani, evitando agilmente i sistemi di sicurezza e riuscendo a trafugare “La chiesa riformata di Nuenen” (1884) e la “Vista della spiaggia di Scheveningen” (1882), opere giovanili del maestro olandese, considerate inestimabili. Fortunatamente tutte le opere vennero ritrovate.

 

 

 

La Natività scomparsa
800px-Nativita_con_i_santi_Francesco_e_Lorenzo (2)
Michelangelo Merisi da Caravaggio è uno dei “pittori maledetti” più amati dal pubblico mondiale, un bohémien ante litteram capace di catturare le fascinazioni degli osservatori come pochi altri hanno saputo fare.
La sua vita travagliata, le leggende, le donne (e un omicidio), lo hanno costretto ad una vita di peregrinazioni, ad un viaggio mediterraneo degno di Ulisse, nella speranza di rivedere la sua Itaca in Roma. Purtroppo non ce la fece, ma durante il suo cammino lasciò opere sparse, dipinti da donare a signori, ecclesiastici e nobili locali per garantirsi un po’ di protezione e qualche pasto. Tra queste opere vi era la “Natività”, opera custodita dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
Il dipinto venne trafugato nella notte tra 17 e il 18 ottobre del 1969 e purtroppo non è mai stato ritrovato. La totale assenza di misure di sicurezza ha permesso ai ladri di agire indisturbati. Il fatto ebbe un eco enorme all’epoca, spingendo intellettuali e artisti contemporanei a dire la loro sull’accaduto: Leonardo Sciascia colse lo spunto della vicenda per il suo racconto “Una storia semplice”.
Le leggende sulla fine infelice della tela conducono in direzioni diverse: un pentito affermerà che l’opera, poiché ritenuta invendibile per l’alta allerta della polizia mondiale, venne sepolta nelle campagne palermitane senza mai essere ritrovata. Altri personaggi legati all’ambiente mafioso siciliano affermeranno che la tela, in un modo o nell’altro, è andata distrutta a seguito delle precarie situazioni nella quale venne conservata.

 

Comments

comments