Catartica – Marlene Kuntz (1994)
Cristiano Godano, frontman della band, non è propriamente un cantante, è più un poeta dedicatosi alla musica. Scrive paradossi di rumore e vita, intrecciandoli sapientemente alle finissime tele sonore di Riccardo Tesio (chitarre) regalando all’ascoltatore un’esperienza d’invidiabile unicità; i Marlene Kuntz ti attraggono come magneti, anzi, sono riusciti a farlo per una decina d’anni fino a Senza Peso (2003). Catartica è figlia dei Sonic Youth, delle campagne di Cuneo e dell’insofferenza umana; un’enciclopedia di stridii, fischi e riff che ti rimbalzeranno dentro il cranio per il resto della tua esistenza terrena. La tracklist è un mantra come la formazione dell’Italia 1982: MK, Festa Mesta, Sonica, Nuotando nell’aria, Giù Giù Giù, Lieve… Ah, a proposito di Lieve, se il 13 maggio 1994 esce il tuo primo album ed il 3 giugno dello stesso anno Giovanni Lindo Ferretti propone la cover di una tua canzone (Lieve), allora vuol dire che sei un predestinato unto dal signore (del post-punk). E comunque “Fragori nella mente, rumori, dolori, lampi, tuoni e saette, schianti di latte, fragori e albori di guerre universali, scontri letali, Sonica” per sempre.


Tabula Rasa Elettrificata – C.S.I. (1997)
Franco Battiato lo definì: Un disco che appartiene ad una concezione esistenziale nordica, con una idea di rivoluzione non nella sua accezione distruttiva. Un disco rivoluzionario“. Tabula Rasa Elettrificata (T.R.E.) ha cambiato il corso del rock italiano, anzi, ha chiuso l’epoca che gli stessi CCCP avevano aperto quasi venti anni prima, quel rock lì, quello intriso di lotta e dissenso, quello della genialità di Ferretti, Maroccolo, Canali e Zamboni è finito nell’agosto del 1997 con la pubblicazione di questo album. T.R.E. è una storia che scorre canzone dopo canzone, ci racconta di un “Sogno Tecnologico Bolscevico, Atea Mistica Meccanica, Macchina Automatica – no anima”, del viaggio in Mongolia e del misticismo di quella terra, “Raccontami Ongii che scorri Incessante preghiera che mormora al cielo”, ci ricorda che siamo “Vicini per chilometri vicini per stagioni, sulle tracce dei lupi che fuggono le guerre degli umani” prima di chiudere e puntellare questo capolavoro senza alcuna pietà con un secco ed inequivocabile: “Del resto mimporta ‘nasega sai, ma fatta bene che non si sa mai”. T.R.E. è stato un successo di critica e sorprendentemente di vendite, è un testamento lasciato alla nostra generazione, un monito indolente per chi si avvicina alla musica della rivoluzione.


Hai Paura Del Buio? – Afterhours (1997)
Questo album rappresenta una delle creste più alte della intorpidita sinusoide musicale italiana, un crogiolo di stili e ritmiche tra atmosfere pseudopunk (Dea-Lasciami leccare l’adrenalina), ballate struggenti (Pelle-Voglio una pelle splendida) e strascichi grunge (Male di Miele); un disco completo, maturo (anche se soltanto il secondo degli Afterhours cantato in italiano), organico e complesso ma allo stesso tempo asciutto, senza fronzoli, diretto. Personalmente credo che la gemma incastonata nell’album sia Rapace, un frutto acerbo, un deserto arido, dove Manuel Agnelli lascia rotolare lentissima la voce scandendo ripetutamente un soliloquio indimenticabile: “Verrò come un rapace  a mutilare la pace dentro nel tuo cuore, eppoi se vuoi la mia reazione essia, essia, essia, essia.” Gli Afterhours hanno forse toccato l’apice compositivo troppo presto finendo per essere risucchiati in un vortice generato dalla parabola stessa della loro decadenza, non hanno mai goduto di una seconda giovinezza artistica anzi, al pari dei Marlene Kuntz, hanno progressivamente rallentato e impoverito le proprie veemenze e rabbiosità sciolinando soltanto ceneri informi del loro talento.


Anime Salve – Fabrizio De André (1996)
Nessuna presentazione, nessuna citazione, nessun ricordo sarebbe mai abbastanza profondo da poter descrivere soltanto un decimo della magnificenza artistica di Faber, indiscutibilmente il più grande di tutti. L’ultima perla, l’ultima raccolta di poesie messe in musica è Anime Salve, consacrazione ennesima di un produttività e prosperità senza eguali. Lui si che ha segnato la storia, ma non intendo soltanto la storia dei suoi quasi 40 anni di attività ma la storia musicale di una città (Genova) e di un’intera nazione affannata dalla roboante crescita post bellica. Anime Salve ha il suono e l’odore di Genova e del Mediterraneo, quei sapori forti ed ammalianti portati dal vento. Eppure è un album che racconta anche l’emarginazione e la riscoperta dell’essere se stessi sempre (Prinçesa), la vita errante dei Rom (Khorakhané) e la potenza distruttiva dell’alluvione e dell’amore (Dolcenera). Non potremmo non chiudere che con una citazione di un suo testo, poche piccole parole all’interno dell’oceano di versi prodotti molto spesso in rima o assonanza: “mi sono guardato piangere in uno specchio di neve, mi sono visto che ridevo, mi sono visto di spalle che partivo, ti saluto dai paesi di domani che sono visioni di anime contadine in volo per il mondo.”


Metallo Non Metallo – Bluvertigo (1997)
Per introdurre un disco del genere basterebbe dire che è il secondo atto di una trilogia chimica: Acidi e Basi, Metallo Non Metallo, Zero – Ovvero la famosa nevicata dell’85. A molti il nome Marco Castoldi dice poco e niente, infatti da tutti è conosciuto come Morgan, si proprio lui, quello di X-Factor. Vorrei evitare da subito polemiche banalissime su cosa sia diventato ora, allo stesso tempo ho premura di urlare forte affinché tutti possano udirmi: musicalmente è un genio assoluto, uno dei maggiori innovatori italiani. I Bluvertigo hanno portato l’elettronica nella musica pop-rock italiana e l’hanno plasmata attorno ad un leader carismatico e pieno di eccessi, capace di produrre testi carichi di poesia urbana, sognante e paradossale. Dall’album Metallo Non Metallo è difficile estrapolare una singola traccia perché sono tutte tessere di un mosaico perfetto, strutturato e raccordato in un tutt’uno; forse i brani di maggior intensità comunicativa sono Cieli Neri e Altra Forme di Vita, la prima esempio della maturità espressiva del gruppo (realizzata anche live in duetto con Elisa)  e la seconda vero e proprio manifesto musicale dei Blvertigo: “le stelle che riesco a vedere sono una piccola percentuale, esiste tutto ciò che io non riesco ancora ad immaginare”. Metallo Non Metallo regala sfaccettature più profonde e mature rispetto ad Acidi e Basi, proprio questa sua capacità di stupire in modo ragionato e colto l’ha reso un disco fondamentale degli anni ’90.

di Luigi Trincia

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