In occasione dell’uscita del libro “Coloreria Schamash”, fotografia segreta della Parigi di inizio Novecento scattata attraverso i vetri di una bottega, abbiamo pensato di recensire una speciale versione de “I Fondamentali” dedicate a quelle pagine che hanno descritto l’anima, i marciapiedi, i balconi e i portoni sopra il quale pisciare a Parigi. Non solo pagine d’amore, ma anche bagnate d’odio, intrise d’indifferenza, stese su un letto oggi di petali e domani di sangue. D’altronde di Parigi tutti hanno scritto, chiunque vi sia passato ne ha scattato un’istantanea, scarabocchiato una tela o redatto due versi, conscio della sacralità del luogo.
Come dicevamo molto è stato scritto, anche troppo probabilmente, così dopo la lunga ricerca effettuata per la stesura del libro ci siamo sentiti in diritto di stilare questa “lista” di quattro o cinque libri che hanno attraversato più degli altri quel magma artistico che ha investito la capitale francese negli ultimi secoli. E dunque, ecco a voi gli spunti per una buona lettura.

 

Lorenzo Viani – Parigi

Lorenzo Viani, Il cortile del dormitorio (Cortile della Ruche), 1924-25

L’artista viareggino è probabilmente più noto per le sue tele ricche di umanità, di volti veri e a tratti poco raccomandabili del porto, piuttosto che per quelle pagine espressioniste, ricche di sfumature dialettali che sono degne di essere chiamate “Letteratura”. Il nostro è dunque un inserimento anche di protesta per la gloria mancata, poiché da nessuna parte vedrete inserito questo titolo e in pochissimi siti si parla di questo autore, ma non solo, poiché i meriti compositivi dell’artista sono innegabili e brillano nel suo diario sporco di una Parigi come un “immane ergastolo”.
L’anarchico cane randagio, come lo definisce in un altro articolo sempre su questo sito Simone Germini, spazza via la patina di magia da quella città che fu degrado e bassezze senza fine, comignoli in latta vomitanti fumo. Le stanze della Ruche, luogo dove abitavano gli artisti, tuguri ammoniaci color verde pisello senza acqua, elettricità e riscaldamento. Insomma un’altra Parigi, deformata come i volti che ritraeva, incapace di adempiere alle speranze riposte.
Il suo diario di viaggio dal titolo “Parigi”, pubblicato nel 1925, riporta esperienze crude vissute in prima persona, inseguendo quell’Espressionismo teorizzato da Hermann Bahr nell’omonimo e illuminante saggio pubblicato nel 1916. Dal suicidio del poeta Scaeb fino agli incontri avvenuti nell’orbita della Ruche. Uno dei racconti più vivi.

 

Ernest Hemingway – Festa mobile

Ernest Hemingway, Parigi, circa 1924

Hemingway fu uno dei tanti statunitensi ad avventurarsi per il vecchio continente, spinto dal suo spirito di cercatore della verità fu inviato come reporter di guerra, girò per la Spagna, l’Italia e soprattutto la Francia, dove vi rimase ad abitare per qualche anno, specialmente a Parigi.
Dall’esperienza artistica, iniziata negli anni ’20 principalmente tra le mura di casa Stein, nacque questo libro purtroppo rimasto incompiuto: un’autobiografia di quegli anni passati tra gli statunitensi espatriati a Parigi, una “generazione perduta”.
Snocciolando le pagine asciutte del libro, rimontato dall’ultima moglie dopo il suicidio dello scrittore, si evincono la metodicità dei ricordi legati ai luoghi: strade, indirizzi e numeri civici sono descritte minuziosamente, segno di quanto Hemingway portasse nel cuore quegli anni.
Joyce, Pound, Crowley, Ford e Pascin sono solo alcuni dei personaggi che compaiono nei suoi racconti, a volte nell’intraducibile limbo tra realtà e sogno, ma soprattutto Francis Scott Fitzgerald, l’amico-nemico vittima delle sue invettive o preda della sua gelosia. Hemingway ci ha raccontato di una Parigi incantata ma non incantevole, pregna. Come in tutta la sua letteratura, fatta principalmente della sua verità.

 

Henri Miller – Tropico del cancro

Henry Miller, Parigi, circa 1931

Tropico del Cancro è un racconto al vetriolo, è la versione putrida dell’americano che trova Parigi. Miller si accoda al filone bohémien più ottocentesco e ne segue le fila, facendo di Parigi la protagonista del suo sconsiderato romanzo, depravato nelle sperimentazioni sessuali e linguistiche.
In questa danza veloce e interminabile, lo scrittore prende sottobraccio ora una donna ora una bottiglia di vino e ora un’amico, tra una rissa, una bevuta al bar e un pioggia di parole che cadono veloci sulle strade di Parigi.
E’ un libro perduto, racconto di una generazione senza punti fermi a cavallo tra le due guerre. E’ una Parigi, la più nervosa e passionale. 

 

Ambrose Vollard – Memorie di un mercante di quadri

Ambrose Vollard nel suo studio

Semplicemente il mercante più importante tra i due secoli: Cézanne, Renoir, van Gogh, Degas, Picasso, Gauguin e Chagall sono solo alcuni dei nomi degli artisti passati in galleria.
Sta di fatto che Vollard fortunatamente, nonostante la sua prematura morte avvenuta per un incidente stradale, decise di scrivere un libro di memorie in età non eccessivamente avanzata, raccontando in maniera estremamente interessante molti retroscena legati ad artisti che ha conosciuto, a volte di persona, altre solo tramite i loro lavori.
Quello che ci racconta il mercante non riguarda solo l’arte, ma anche la società del suo tempo e la città che lo accolse, culla della civiltà moderna.

 

Charles Baudelaire – Lo spleen di Parigi

Charles Baudelaire in una fotografia di Étienne Carjat, 1862

Per ultimo ma in realtà primo tra tutti. L’amaro a fine pasto, dopo una bottiglia di vino e un abbuffata clamorosa, è senza dubbio il poeta che ha perso l’aureola, Charles Baudelaire.
Questa lettura, che spesso viene consumata in età giovanile, è in realtà la più approfondita guida alla sudicia vita della “capitale infame”, lettura che andrebbe consumata in strada, con il libro sempre stropicciato in tasca, per decifrare in maniera subitanea l’abecedario della vita moderna.
Poi più, e meglio di me, ha sviscerato l’argomento Simone Germini in “Charles Baudelaire, spleen è vanitas”, lettura che vi consigliamo vivamente.

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