Guillaume Apollinaire (1880-1918), poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese, fu tra gli intellettuali più attivi nel variopinto panorama delle avanguardie del Novecento. Aderì prima al Cubismo, scrivendo nel 1908 la prefazione al catalogo della mostra di Braque, insieme a Picasso, il massimo esponente del movimento. Poi conobbe Marinetti, ed entrò a far parte vivacemente anche del Futurismo, pubblicando sulla rivista Lacerba, nel 1913, il manifesto L’antitradizione futurista.

Ma Apollinaire è noto soprattutto per l’intensa attività poetica. Celebri le due raccolte di versi Alcools e Calligrammi. Quest’ultima, pubblicata nel 1918, contiene componimenti caratterizzati da un fervente sperimentalismo, che porta alla frammentazione del discorso poetico e all’accelerazione del ritmo. Molti dei versi traggono ispirazione dalla cronaca e dall’attualità più provocatoria ed indisponente al fine di spingere la forma verso una libertà totale, assoluta, che più avanti sarà prerogativa delle avanguardie dadaiste e surrealiste. In questo senso, ecco quel che scriverà Breton nel 1924 nel Manifesto del Surrealismo:

«In omaggio a Guillaume Apollinaire, che era morto da poco e che, in varie occasioni, ci era parso obbedire a un impulso del genere, senza tuttavia avervi sacrificato certe mediocri risorse letterarie, Soupault e io designammo col nome di SURREALISMO il nuovo modo di espressione pura che avevamo a nostra disposizione, e che eravamo impazienti di trasmettere ai nostri amici».

Una dichiarazione che dimostra tutta l’importanza del poeta francese, un vero e proprio modello per le correnti artistico-letterarie “rivoluzionarie” sorte all’epoca.

La particolarità del volume, come dice il titolo stesso, è la presenza di calligrammi originali e raffinati, dimostrazioni di una particolare ricercatezza più visiva che stilistico-formale. L’autore presenta al lettore-osservatore parole in immagini dalla grande suggestione. Eccone degli esempi.

Calligramme

Guillaume_Apollinaire_Calligramme

Alcools è una raccolta poetica precedente a Calligrammi, data alle stampe nel 1913. I motivi sono differenti, segnati da una tendenza neoromantica, simbolista e malinconica ben salda, non ancora incrinata da sperimentalismi. In questi versi si trovano inoltre molti rimandi alla poesia popolare francese, da Villon a Verlaine. Di seguito una piccola selezione delle poesie contenute in Alcools.

Il fidanzamento

A Picasso

Non ho più nemmeno compassione di me
E non so come esprimere il tormento del mio silenzio
Tutte le parole che avevo da dire si sono mutate in stelle
Un Icaro tenta di alzarsi fino ai miei occhi
E portatore di soli ardo al centro di due nebulose
Che cosa ho fatto alle bestie teologali dell’intelligenza
In passato i morti riapparvero per adorarmi
E io speravo la fine del mondo
Ma arriva la mia col sibilo d’un uragano
Ho avuto il coraggio di guardare indietro
I cadaveri dei miei giorni
Segnano la mia strada e li piango
Alcuni si putrefanno nelle chiese italiane
O in boschetti di limoni
Che fioriscono e insieme fruttificano
In ogni stagione
Altri giorni hanno pianto prima di morire in taverne
Dove fiori di fuoco rotavano
Negli occhi d’una mulatta inventrice della poesia
E le rose dell’elettricità s’aprono ancora
Nel giardino della mia memoria
Osservo il riposo domenicale
E lodo la pigrizia
Come come ridurre
L’infinitamente piccola scienza
Che m’impongono i sensi
Uno è simile alle montagne al cielo
Alle città al mio amore
Somiglia alle stagioni
Vive decapitato la sua testa è il sole
E la luna il suo collo mozzato
Vorrei provare un ardore infinito
Mostro del mio udito tu ruggisci e piangi
li tuono ti fa da chioma
E i tuoi artigli ripetono il canto degli uccelli
li tatto mostruoso m’ha penetrato m’avvelena
I miei occhi nuotano lontano da me
E gli astri intatti sono i miei àrbitri senza prova
La bestia dei fumi ha la testa fiorita
E il mostro più bello si desola
Nel suo sapore d’alloro
Alla svolta d’una via vidi dei marinai
Che a collo nudo ballavano al suono d’una fisarmonica
Ho regalato tutto al sole
Tutto meno la mia ombra
Le draghe le mercanzie le sirene mezzemorte
Sprofondavano nella bruma dell’orizzonte i trealberi
I venti spirarono coronati d’anemoni
O Vergine segno puro del terzo mese.

***

Corni da caccia

La nostra storia è nobile e tragica
Come la maschera d’un tiranno
Né drammi audaci o ammaliatori
Né indifferenti minuzie sanno
Render patetici i nostri amori
E Thomas de Quincey succhiando
L’oppio veleno dolce e casto
La povera Anna andava sognando
Passiam passiamo ché tutto passa
Mi volterò all’indietro spesso
Sono i ricordi corni da caccia
Il cui bruito muore nel vento

***

Il ponte Mirabeau

Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore

Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango

Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L’onda stanca degli eterni sguardi

Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
L’amore se ne va come
L’amore se ne va
Com’è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
quest’acqua corrente

Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango

***

Zona

Alla fine sei stanco di questo mondo antico
Pastora o Torre Eiffel stamani i tuoi ponti
belano
Ne hai abbastanza di vivere nell’età greca e
romana
Perfino le automobili qui sembrano antiche
Nuova nuova è rimasta soltanto la religione
Semplice come gli hangar di Porto Aviazione
Tu solo o Cristianesimo non sei antico in Europa
L’europeo più moderno siete voi Papa Pio X
E tu se non entri in chiesa stamani a confessarti
È perché le finestre t’osservano e ti vergogni
Leggi i volantini i cataloghi i manifesti che cantano
a voce alta
Ecco la poesia stamani e per la prosa ci sono i giornali
Ci sono le dispense da 25 centesimi piene d’avventure
poliziesche
Ritratti di grandi uomini e mille titoli diversi
Ho visto stamani una simpatica via il nome non
lo ricordo
Nuova e pulita era la tromba del sole
I dirigenti gli operai e le belle stenodattilografe
Dal lunedì mattina al sabato sera quattro volte
al giorno ci passano
Al mattino per tre volte la sirena vi alza il suo lamento
Una campana rabbiosa vi abbaia verso mezzodì
Le scritte delle insegne e sui muri
Le targhe gli avvisi schiamazzano come pappagalli
Mi piace la grazia di questa via industriale
Qui a Parigi fra Rue Aumont- Thiéville e l’Avenue
des Ternes
Eccola la giovane via e tu sei ancora un piccino nulla più
Che la mamma veste soltanto di bianco e di blu
Sei molto devoto e col tuo più vecchio compagno
René Dalize
Nulla ti attrae tanto quanto le pompe della Chiesa
Sono le nove il gas è abbassato tutto blu di nascosto
uscite dal dormitorio
Pregate tutta la notte nell’oratorio
Mentre eterna e adorabile profondità ametista
Gira in perpetuo la sfavillante aureola del Crocifisso
È il bel giglio che tutti noi coltiviamo
È la torcia rossochiomata che il vento non spenge
È il figlio bianco e vermiglio della madre dolorosa
È l’albero sempre folto di tutte le preghiere
È la doppia forca dell’onore e dell’eternità
È la stella a sei branche
È Dio che muore il venerdì e risuscita la domenica
È Cristo che sale in cielo meglio d’un aviatore
Del primato mondiale d’altezza è lui il detentore
Pupilla Cristo dell’occhio
Ventesima pupilla dei secoli questo secolo
Ci sa fare e mutato in uccello come Gesù in aria sale
I diavoli negli abissi alzano il capo a guardare
Dicono che imita Simon Mago in Giudea
Gridano se sa rubar gli spazi di ladro abbia nomea
Gli angeli intorno al bel volteggiatore volteggiano
Icaro Enoch Elia Apollonio di Tiana
Intorno al primo aeroplano aleggiano
Si scansano a tratti per lasciare il passo a tutti i
trascinati dalla Santa Eucarestia
I preti che eternamente salgono elevando l’ostia
L’aeroplano si posa infine senza richiudere le ali
Il cielo si riempie allora di milioni di rondini
Ad ali spiegate giungono i corvi i falchi i gufi
Dall’ Mrica arrivano gli ibis i fenicotteri i marabù
L’uccello Roc celebrato da favolisti e poeti
Si libra stringendo fra gli artigli il cranio d’Adamo
la prima testa
L’aquila piomba dall’orizzonte lanciando un grande
strido
E dall’ America viene il piccolo colibrì
Dalla Cina son giunti i pihi lunghi e agili
Che hanno un’ala sola e volano a coppie
Poi ecco la colomba spirito immacolato
Scortata dall’uccello lira e dal pavone occhiato
La fenice rogo che da sé si genera
Per un attimo vela tutto con la sua ardente cenere
Le sirene lasciati i pericolosi stretti !
Arrivano cantando tutte e tre bellamente
E tutti aquila fenice e pihi della Cina
Fraternizzano con la volante macchina
Ora te ne vai per Parigi solo solo tra la folla
Mandrie d’autobus muggenti ti passano accanto
di corsa
L’angoscia dell’amore nella tua gola è una morsa
Come se mai più tu dovessi essere amato
In altri tempi in monastero saresti entrato
Ti vergogni se ti sorprendi a recitare una preghiera
Ti sfotti e il tuo riso crepita come il fuoco infernale
Le faville di quel riso dorano il fondo della tua vita
È un quadro appeso in un buio museo
E a volte t’avvicini per meglio vederlo
Oggi te ne vai per Parigi le donne sono bagnate di sangue
Era e vorrei non ricordarmene al declino della bellezza
Circondata di fervide fiamme Nostra Signora m’ha
guardato a Chartres
sangue del vostro Sacro Cuore m’ha inondato a Montmartre
Mi ammalano le parole di beatitudine
L’amore che mi tormenta è una malattia vergognosa
E l’immagine che ti possiede ti fa sopravvivere
nell’insonnia e nello sgomento
Quest’immagine che passa non ti abbandona un momento
Ora sei in riva al Mediterraneo
Sotto i limoni tutto l’anno in fiore
Coi tuoi amici te ne vai in giro in canotto
Uno è mentonasco ci sono due turbiaschi un nizzotto
Guardiamo nelle profondità i polpi con terrore
E i pesci nuotano fra le alghe immagini del Salvatore
Sei nel giardino d’una locanda nei dintorni di Praga
Ti senti tutto felice una rosa è sulla tavola
E osservi invece di scrivere il tuo racconto in prosa
La cetonia che dorme nel cuor della rosa
Ti sei visto disegnato nelle agate di San Vito
Eri triste da morire ne sei rimasto atterrito
Somigli al Lazzaro sconvolto dalla luce
L’orologio del quartiere ebreo muove le lancette all’indietro
E anche tu nella tua vita vai lentamente arretrando
Salendo sul Hradcany e la sera ascoltando
Cantare nelle taverne canzoni ceche
Eccoti a Marsiglia in mezzo alle pateche
Eccoti a Coblenza all’Hotel del Gigante
Eccoti a Roma seduto sotto un nespolo del Giappone
Eccoti ad Arnsterdam con una ragazza che trovi bella ed è brutta
Deve sposarsi con uno studente di Leida
Vi si affittano camere in latino Cubicula locanda
Me ne ricordo ci passai tre giorni e altrettanti a Gouda
Eccoti a Parigi dal giudice istruttore
Sei dichiarato in arresto come un malfattore
Hai fatto dolorosi e gioiosi viaggi
Prima d’accorgerti della menzogna e dell’età
Hai sofferto d’amore a venti e a trent’anni
Son vissuto da folle e ho perso il mio tempo
Non osi più guardarti le mani e ogni momento
io mi metterei a singhiozzare
Su te su quella che amo su tutto ciò che t’ha spaventato
Con occhi pieni di lacrime guardi i poveri emigranti
Credono in Dio pregano le donne allattano fantolini
Riempiono del loro afrore l’atrio della stazione di Saint-Lazare
Confidano nella loro stella come i re magi
Sperano di guadagnar soldi in Argentina
E di tornare al paese fatta fortuna
Una famiglia si trascina un piumino rosso come voi il cuore
Quel piumino e i nostri sogni sono altrettanto irreali
Alcuni si fermano qua e vanno ad abitare
In Rue des Rosiers o in Rue des Écouffes in catapecchie
Li ho visti spesso di sera prendono una boccata d’aria per la strada
E di rado si spostano come i pezzi degli scacchi
Ci sono soprattutto ebrei le mogli hanno la parrucca
Se ne stanno sedute esangui in fondo alla botteguccia
Sei al banco d’un bar tra i più malfamati
Prendi un caffè da due soldi in mezzo agli sventurati
Sei di notte in un gran ristorante
Queste donne non sono cattive hanno i loro pensieri
ciò nonostante
Anche la più brutta ha fatto soffrire il suo amante
Suo padre è di Jersey nelle guardie giurate
Le mani che non le avevo visto son dure e screpolate
Provo un’immensa pietà per il suo ventre cucito
Umilio ora la mia bocca su una povera ragazza
dall’orrendo riso
Sei solo sta per arrivare il mattino
I bidoni del latte tintinnano nelle vie
La notte s’allontana come una bella meticcia
È Ferdine la falsa o Léa la premurosa
E tu bevi quest’ alcool che brucia come la tua vita
La tua vita che bevi come un’acquavite
Cammini verso Auteuil vuoi andare a casa a piedi
A dormire fra i tuoi feticci d’Oceania ero Guinea
Sono Cristi d’altra forma e d’altra credenza
Sono i Sottocristi delle oscure speranze

Addio Addio

Sole collo mozzo

Le poesie sono tratte da G. Apollinaire, Poesie, trad. it. di G. Caproni, introduzione di E. Guaraldo, Rizzoli, Milano 1985.

In copertina: Giorgio De Chirico, Ritratto premonitore di Apollinaire, 1914.

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