All’inizio de La casa dei Rosmer, dramma in quattro atti pubblicato nel 1886 e rappresentato per la prima volta l’anno seguente, il protagonista Johannes Rosmer, ex pastore vedovo, ci appare come un uomo coraggioso, capace, con il sostegno dell’amica Rebekka West, di affrancarsi dagli insegnamenti morali di cui la sua illustre famiglia è depositaria da secoli, per abbracciare i nuovi ideali liberali e progressisti. Egli vuole rendere gli uomini nobili, «purificando le menti dai pregiudizi e restituendo alla libertà la loro volontà» [1].

Ma, battuta dopo battuta, atto dopo atto, Ibsen svela l’impossibilità di questa metamorfosi, che, nel principio dell’opera, sembrava già avvenuta. Ibsen, come suo solito, svela via via la vera realtà dei fatti, mostra ciò che si nasconde sotto. Perché niente, nelle opere del drammaturgo norvegese, ed è questa la sua forza, niente è come sembra. La struttura è sempre sostenuta da fondamenta marce, che sono destinate e crollare [2].

Così, nel corso de La casa dei Rosmer, si scopre che Beate, la moglie defunta di Johannes, si è uccisa non per una presunta malattia mentale, ma perché indotta da Rebekka; e che quest’ultima per tutto il tempo non ha agito con lo scopo di guidare il protagonista verso quella metamorfosi di cui sopra, ma per amore, mossa da una passione irrefrenabile per Johannes.

REBEKKA La casa dei Rosmer m’ha svuotata della mia volontà d’un tempo ed ho finito per essere soggiogata, distrutta. Oggi, sono rassegnata a non dover osare più nulla. È finito il tempo, per me, di prendere la pur minima iniziativa.
ROSMER Ma come è accaduto?
REBEKKA Vivendo no te, Rosmer.
ROSMER In che modo?… in che modo?
REBEKKA Appena restammo noi due, tu cominciasti a riacquistare fiducia in te stesso…
ROSMER E, allora?
REBEKKA Non eri mai stato te stesso, finché viveva Beate.
ROSMER È vero, purtroppo.
REBEKKA Quando cominciammo a vivere noi due soli, in tranquillità e tu cominciasti a confidarmi ogni tuo pensiero, ogni tua aspirazione, con tanta delicatezza e gentilezza, io mi sentii cambiare dentro e lentamente, un po’ alla volta capisci? quasi senza accorgermene, alla fine sentii che facevo parte di te, fin nel profondo.
ROSMER Di cosa parli, Rebekka?
REBEKKA Quella forza che mi aveva sconvolta e lacerata, tacque del tutto. Nel mio animo scese una calma sconfinata… un silenzio, come lassù, da noi, al nord… sulle rocce piene di uccelli marini, illuminate dal sole di mezzanotte.
ROSMER Parlami… parlami, dimmi tutto quello che vuoi.
REBEKKA Oh, è rimasto ben poco da aggiungere. Ancora una cosa: fu allora che nacque in me, l’amore, quell’amore così grande, e che si appaga d’una vita in intima comunione come abbiamo vissuto noi due.
ROSMER Oh, se avessi sospettato tutto questo!
REBEKKA È stato meglio così. Ieri, quando mi hai chiesto di diventare tua moglie, provai una gioia immensa.
ROSMER Sì, lo so, me ne sono reso conto.
REBEKKA Soltanto per un attimo. Poi, mi parve che rinascesse in me la volontà d’un tempo e per affermarsi, stavolta… Ma, è stato soltanto un attimo… non è durato… non fa più presa su di me.
ROSMER E, come mai? Cosa è successo dentro di te?
REBEKKA Il modo di vivere, da secoli, nella casa dei Rosmer, m’ha contagiata: ha contagiato la mia volontà.
ROSMER Contagiato?
REBEKKA Sì: facendomi schiava di una legge che prima non conoscevo. La tua vicinanza ha potuto far nascere in me un sentimento di nobiltà.
ROSMER Se potessi crederlo, Rebekka!
REBEKKA È così, Rosmer: la concezione di vita dei Rosmer – la tua, in ogni modo – spinge alla nobiltà… (Scuote la testa.) Però…
ROSMER Però, cosa?
REBEKKA Distrugge la felicità.
ROSMER Ne sei certa, Rebekka?
REBEKKA A me è accaduto così.
ROSMER Ne sei sicura? Cosa risponderesti se ti rinnovassi l’offerta di sposarti che t’ho già fatto ieri?
REBEKKA È meglio che non se ne parli più, caro. È una cosa impossibile, credimi, Rosmer: io ho alle spalle un passato, devi sapere anche questo.
[…]
ROSMER (schermendosi) No: non voglio sapere niente. Quale che sia stato il tuo passato, per me è come se non esistesse.
REBEKKA Ma non per me.
ROSMER Rebekka!
REBEKKA Capisci, qual è adesso la dolorosa contraddizione della mia sorte? Ora che potrei essere felice, tutto quello che ho fatto per esserti vicino mi allontana da te.
ROSMER No: il tuo passato è sepolto, Rebekka, ogni legame è tagliato, non ha più rapporti con te, come sei ora.
REBEKKA Parole, caro, sono soltanto parole, ma restano i fatti… e l’innocenza.
ROSMER (improvvisamente affranto) Già… l’innocenza.
REBEKKA Sì: l’innocenza che sola dà felicità e gioia. Sognavi di poter ridare la gioia agli uomini…
ROSMER Non avresti dovuto rammentarmelo. Hai ragione: è stato davvero un sogno, è talmente confuso ora che nemmeno riesco a crederlo. E adesso, so che gli uomini non accettano di farsi migliorare.
REBEKKA (piano) Neppure con il soccorso di un amore puro?
[…]
ROSMER […] Non potrò, mai, essere sicuro che il tuo amore è veramente puro, sinceramente vero.
REBEKKA Ma non sa darti, il cuore, la certezza che sono cambiata? che non sono più la donna di una volta?… e che sei stato tu, soltanto tu ad operare questo cambiamento?
ROSMER Sono divenuto incapace di credere in qualche cosa e, soprattutto, di poter riuscire a migliorare gli uomini… Non credo più né in me né in te.
REBEKKA (guardandolo, cupa) Come pensi di vivere, allora?
ROSMER Non so. Credo di non poter più vivere; non riesco a trovare una ragione, al mondo, per vivere.
REBEKKA No. La vita ci offre, di continuo, occasioni per rinnovarci, se ci attacchiamo strettamente a lei. Sarà sempre troppo presto, quando dovremo lasciarla.
ROSMER (si alza angosciato) Oh, Rebekka… Rebekka… Devi restituirmi la fede che avevo, la mia fede in te… la fede… Ridammi la certezza del tuo amore… Voglio una prova.
[…]
REBEKKA Ma non starai pensando…
ROSMER Sarebbe logico, no? Perché ti meravigli? Sono un uomo che ha subito una sconfitta, prima ancora di avere incominciato a lottare. Lo capisci che invece di accettare la battaglia mi sono ritirato?
REBEKKA Torna a lottare: puoi vincere. Devi nobilitare il cuore di tanti e tanti uomini. Puoi farlo… Devi provarti!
ROSMER Ormai, non ci credo più, Rebekka.
REBEKKA Eppure, io sto accanto a te, proprio a testimoniare il contrario, perché tu, davvero, la mia anima bietta l’hai nobilitata.
ROSMER Potessi crederti.
REBEKKA (torcendosi le mani) Dimmi che prova posso darti, per farmi credere: dimmelo, affinché io possa ridarti la fede.
ROSMER (trasalendo, spaventato) No, taci… per carità… non chiedere… Non voglio. Non una sola parola di più.
REBEKKA Inutile tacere, Rosmer. Se tu pensi che una prova, un mezzo, qualunque esso sia, possa allontanare da te l’ombra del sospetto, devi dirmi di cosa si tratta.
ROSMER È meglio, per tutti e due, che resti un segreto mio.
REBEKKA No, ora che so, con certezza, che tu conosci un mezzo grazie al quale posso redimermi e salvarmi agli occhi tuoi. Qual è? Devo saperlo.
ROSMER (parla a stento, quasi una volontà superiore lo costringesse) E sia. Prima, però, ti chiedo di riflettere attentamente sulla risposta che mi darai. Tu dici di amarmi e che sono stato io a nobilitare la tua anima… ne sei sicura? vuoi darmene la prova?
REBEKKA Sono pronta.
ROSMER Quando?
REBEKKA Decidi tu. Prima è, meglio sarà.
ROSMER Allora Rebekka, se volessi che per me, questa stessa notte, tu… No… no…
REBEKKA Sì, invece Rosmer: chiedi e vedrai.
ROSMER Avresti il coraggio di affrontare, per me, lietamente, con spontaneità, […] la strada che seguì Beate?
REBEKKA (si alza lentamente dal divano e con un filo di voce) Rosmer…
ROSMER È questa la prova che puoi darmi. Perché, quando tu sarai partita, io continuerò a vivere con questo dubbio e sarà come se tu mi fossi rimasta vicina. Io ti vedo là, al centro del ponticello… ti chini sul parapetto in preda alla vertigine… la corrente sembra attrarti a sé… ma tu… tu ti tiri indietro… non hai il coraggio… non hai il coraggio di fare quello che l’altra fece per me.
REBEKKA Se, al contrario, avessi il coraggio di farlo e con il sorriso nel cuore?
ROSMER Oh, sì che ti crederei e sarei, dopo, in grado di riacquistare la fede nella mia missione, ritroverei la sicurezza di poter nobilitare i cuori degli uomini.
REBEKKA (prende, lentamente, lo scialle bianco e se lo mette sul capo e con decisione) Riavrai la tua fede, Rosmer.
ROSMER (passandosi una mano sulla fronte) Avresti tanto coraggio, Rebekka?
REBEKKA Lo saprai, con certezza, quando, forse domani, mi ripescheranno nella roggia.
ROSMER (passandosi una mano sulla fronte) Quale orribile fascino in questo momento della vita…
REBEKKA Ma non farmi restare troppo, laggiù, sul fondo… meno che puoi. Devi fare in modo che vengano a cercarmi… Verranno a cercarmi, vero?
ROSMER (balzando in piedi) Ma questa è follia! Parti… oppure, resta, se vuoi. Ti crederò sulla parola anche questa volta!
REBEKKA Sono soltanto parole, Rosmer. Basta coi sotterfugi e con la viltà: tu non potrai mai credermi senza una prova.
ROSMER Non voglio essere causa della tua sconfitta, Rebekka.
REBEKKA Non sarai una sconfitta.
ROSMER Non avrai la forza di fare come Beate.
REBEKKA Tu credi?
ROSMER Tu non sei, come lei, incalzata dall’ossessione di una esistenza fallita.
REBEKKA Mi opprime, però, l’ossessione dei Rosmer. Voglio espiare, in questo modo, il male che so di avere commesso.
ROSMER Hai deciso così?
REBEKKA Sì.
ROSMER (deciso) Come vuoi. Così facendo noi siamo coerenti con il tipo di vita che ci siamo scelti, per sentirci liberi. Non abbiamo bisogno di giudici: sappiamo applicare la giustizia da soli.
[…]
ROSMER Se tu andrai, verrò con te.
[…]
REBEKKA Sei certo che sia, anche per te, la strada più giusta?
ROSMER La sola.
REBEKKA Se ti ingannassi? Se ti stesse suggestionando un’illusione… come il bianco cavallo che appare nella casa dei Rosmer?
ROSMER Può essere. Noi di casa Rosmer non riusciremo a liberarcene mai [3].

La casa dei Rosmer è la vera protagonista del dramma. Non lascia andare Johannes e riesce a legare a sé persino Rebekka. E il suicidio dei due amanti non è che la conseguenza più radicale, ultima – e forse inevitabile – di quei rigidi insegnamenti morali di cui ella è stata depositaria per secoli. È stata e non sarà mai più, perché Johannes è l’ultimo esponente dei Rosmer. Con lui muoiono la sua illustre famiglia e la sua altrettanto illustre ed austera casa. La dimostrazione di come la moralità spinta al limite sfoci nel nichilismo.

NOTE

[1] Henrik Ibsen, La casa dei Rosmer, traduzione di Giulio Platone, in Henrik Ibsen, I capolavori, Newton Compton editori, Roma 2016, p. 266.

[2] Si vedano i nostri contributi sulle altre opere di Ibsen: I pilastri della societàCasa di bambolaSpettri.

[3] Henrik Ibsen, La casa dei Rosmer, traduzione di Giulio Platone, in Henrik Ibsen, I capolavori, op. cit. pp. 303-310.

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