La donna del mare, commedia di Henrik Ibsen pubblicata nel 1888 e rappresentata per la prima volta l’anno successivo, si apre – e si conclude, come vedremo, in un andamento perfettamente circolare – con l’immagine della sirena. Si tratta di un dipinto di Ballested, pittore tuttofare, personaggio tra i più singolari dell’opera, come anche il giovane malato Lyngstrand, vago ricordo del dostoevskiano Ippolit. Ballested, come dichiara nel primo atto, vuole rappresentare su uno scoglio una sirena moribonda: «La sirena è venuta via dal mare, è rimasta impigliata tra gli scogli, non sa più uscirne e nell’acqua bassa morirà» [1]. A suggerirgli l’idea, in un sognante moto di identificazione con la creatura mitologica, è Ellida, l’indiscussa protagonista dell’opera. Il suo matrimonio con il dottor Wangel, che l’ha sposata in seconde nozze, è fondato su un contratto, un vero e proprio contratto d’acquisto. Ciò contribuisce a rendere la loro unione ancora più fragile. Il labile equilibrio si spezza quando tra i fiordi compare – annunciato dai favolosi racconti di Lyngstrand – un misterioso ed inquietante Straniero, l’uomo a cui anni addietro, prima del matrimonio con Wangel, Ellida si era legata al cospetto del suo amato mare. Lo Straniero irrompe nella borghese cittadina della Norvegia settentrionale per riprendersela. E quando tutto sembra oramai deciso, quando la protagonista sembra pronta ad abbandonare il marito e le sue due figlie di primo letto, Bolette e Hilde, per gettarsi tra le braccia del vecchio amante e fuggire con lui chissà dove, ecco il colpo di scena: Ellida decide di restare con Wangel, decide di diventare per Bolette e Hilde – e soprattutto per quest’ultima – quella madre che fino ad ora non era voluta essere. Sono le battute conclusive della commedia.

ELLIDA (sempre più eccitata) Wangel! Voglio dirti una cosa in modo che la senta anche lui. Tu puoi trattenermi qui, hai il diritto e i mezzi per farlo e forse lo farai veramente, ma la mia mente e i miei pensieri, tutti i più ardenti desideri del mio cuore non li potrai mettere in catene. Essi voleranno via… verso quel mondo ignoto [per il quale ero creata e…] dal quale mi hai esclusa.
WANGEL (addolorato ma calmo) Lo vedo, Ellida. Tu ti stai allontanando da me, cerchi qualcosa che non abbia confini: una meta irraggiungibile. Questo folle desiderio finirà per fare sprofondare la tua mente nel buio eterno della notte.
ELLIDA Oh, sì sì! Lo sento volteggiare sopra di me come un battito d’ali nere.
WANGEL Questo non deve accadere, non c’è altra via di salvezza per te; non riesco a vederne nessun’altra, ecco perché… voglio scioglierti da ogni vincolo. Puoi, dunque, scegliere la tua strada… in piena ed assoluta libertà.
ELLIDA (lo guarda per qualche istante, quasi ammutolita) Ma è vero… è proprio vero quel che hai detto? È una decisione che viene dal profondo del tuo cuore?
WANGEL Sì, dal profondo del mio cuore… del mio cuore colmo di tristezza.
ELLIDA Sei capace di farlo! Puoi lasciare che ciò avvenga!
WANGEL Sì, ne sono capace. Posso farlo perché ti amo immensamente.
ELLIDA (sottovoce, tremante) Così vicina, così cara dunque ti sono?
WANGEL È stato opera della vita che abbiamo trascorso insieme per tanti anni.
ELLIDA (serrando le mani) E io… io non me n’ero accorta!…
WANGEL I tuoi pensieri vagavano lontano, altrove. Ma ora, dunque, sei pienamente libera da ogni legame verso di me, e la famiglia. Ora puoi ritrovare la vera vita. Ora puoi scegliere liberamente. Sotto la tua diretta responsabilità, Ellida.
ELLIDA (si prende la testa tra le mani e guarda in direzione di Wangel, ma senza fissarlo) Liberamente… e sotto la mia responsabilità… Anche sotto la mia responsabilità? Questo… cambia tutto! (Si sentono nuovamente i rintocchi della campana del piroscafo.)
LO STRANIERO Senti, Ellida? È l’ultimo segnale, vieni via con me!
ELLIDA (lo guarda, poi dice con decisione) Dopo quello che è successo non potrò lasciarti mai più!
WANGEL Oh, Ellida! Ellida mia!
LO STRANIERO Allora tutto è finito tra noi?
ELLIDA Sì, e per sempre.
LO STRANIERO Lo vedo: qui c’è qualcosa più forte della mia volontà.
ELLIDA La sua volontà non ha più alcun potere su me, oramai. Lei è ora per me come un morto che le onde hanno ributtato a riva. E che il mare deve riprendersi. [Non provo più per lei orrore. E nemmeno alcuna attrazione.]
LO STRANIERO (scavalcando lo steccato) Addio, signora. D’ora innanzi lei per me sarà solo il ricordo di un naufragio, a cui sono scampato! (Scompare a sinistra.)
WANGEL (dopo uno sguardo a Ellida, in silenzio) Ellida, il tuo cuore è come il mare. [Ha i suoi flussi e i riflussi!] Ma da cosa è nato questo cambiamento?
ELLIDA Non avevi capito? Il cambiamento è avvenuto – doveva avvenire – appena ho potuto scegliere liberamente.
WANGEL E l’ignoto… non ti attrae, non ti tenta più?
ELLIDA Ho potuto guardarci dentro e se avessi voluto… E allora così come avrei potuto sceglierlo, ho potuto anche respingerlo.
WANGEL Mi sembra di cominciare a comprenderti soltanto adesso, Ellida. [Tu pensi e senti per mezzo di simboli visivi.] Il tuo sentimento di ammirazione verso il mare, il fascino che quello straniero esercitava su di te… erano le espressioni di uno sconfinato anelito di libertà. Era soltanto questo.
ELLIDA Non so risponderti; so solo che sei stato un buon medico per me: hai trovato il rimedio efficace e hai anche avuto il coraggio di adoperarlo…
[WANGEL Nell’estremo pericolo noi medici dobbiamo avere il coraggio di osare. E ora, Ellida, ritornerai… da me?
ELLIDA Sì, tu sei il mio fedele compagno. Adesso…] Adesso sarò solamente tua, e lo posso fare perché sono io che ritorno da te spontaneamente… e sotto la mia responsabilità.
WANGEL (guardandola con tenerezza) Ellida! [Come sono felice!] D’ora in poi potremo vivere l’uno per l’altra.
ELLIDA Avremo anche i ricordi in comune. I tuoi saranno i miei. E le nostre figliole…
[WANGEL Le nostre, hai detto?
ELLIDA Non sono ancora le mie, ma saprò conquistarle.]
WANGEL (baciandole le mani, felice) [Nostre!] Oh, Ellida: come ti sono grato di queste parole!

(Hilde, Ballested, Lyngstrand e Bolette entrano da sinistra. Contemporaneamente sul sentiero alcuni villeggianti e altri giovani venuti da città vicine passeggiano a coppie.)

HILDE (a bassa voce, a Lyngstrand) Guardi Ellida e il babbo: sembrano due sposini!
BALLESTED (che ha sentito) Effetti dell’estate, signorina mia!
ARNHOLM (entrando e guardando Ellida e Wangel) Ecco che il piroscafo sta partendo.
BOLETTE (accostandosi alle steccato) Di qui si vede meglio.
LYNGSTRAND È il suo ultimo viaggio, per quest’anno.
BALLESTED «Presto gli stretti saran serrati!» dice il poeta. Ma lei, signora, mi sembra triste. È vero che la perderemo presto? Ho sentito che tornerà per un po’ di tempo a Skjoldviken.
WANGEL No. Non parte più. Stasera abbiamo deciso diversamente.
ARNHOLM (guardando prima l’uno, poi l’altra) Davvero?
HILDE (andando verso Ellida) Rimani con noi?
ELLIDA Ma sì, cara… cara Hilde! Se tu mi accetti come mamma!
HILDE (tra il pianto e la tenerezza) Ma che dici? Se ti accetto!
ARNHOLM (a Ellida) Questa è davvero una bella sorpresa.
ELLIDA (con una scherzosa espressione di gravità) Vede, professore… Ricorda l’oggetto della nostra conversazione di ieri? Una volta diventati creature terrestri… non si riesce a riprendere la via del mare.
BALLESTED Lo stesso è successo alla mia sirena! Con una differenza però! La sirena può morire mentre gli uomini sanno acclo… accla… acclimatarsi, signora Wangel!
ELLIDA Possono farlo se sono liberi.
[WANGEL E sotto la loro responsabilità, cara Ellida.
ELLIDA (gli tende la mano con uno slancio affettuoso) Proprio così!]

(Il piroscafo scivola nel fiordo in lontananza e senza rumore. La musica a terra cresce di intensità.) [2]

Ellida ne fa una questione di libertà. Con la libertà motiva la sua decisione di restare con Wangel e le sue due figlie, ma dietro questa scelta potrebbe esserci dell’altro.

Torna nella conclusione de La donna del mare l’immagine della sirena, di cui il gioviale Ballested sottolinea la differenza rispetto agli uomini: «La sirena può morire mentre gli uomini sanno acclo… accla… acclimatarsi». Potrebbe essere proprio questo il più sottile e profondo nodo della questione. Per quanto possa essersi illusa del contrario, per quanto possa avere desiderato il contrario, Ellida non è una creatura marina, non è una sirena, ma una donna – come ricorda il titolo stesso dell’opera -, un esemplare del genere umano. E proprio di questo potrebbe rendersi finalmente – tristemente – conto. L’improvvisa consapevolezza della sua natura terrestre la convincerebbe a non voltare per sempre le spalle a Wangel, Bolette e Hilde. In tal senso, il conclusivo appello alla libertà non sarebbe altro che il tentativo – inutile, quasi disperato – di rendere tale consapevolezza meno amara, meno dolorosa. «Una volta diventati creature terrestri… non si riesce a riprendere la via del mare», dichiara la protagonista. Ma lei, creatura terrestre, lo è sempre stata.

In questi termini, proprio come La casa dei Rosmer, di cui mi sono già occupato [3], anche La donna del mare si configurerebbe come un’opera dell’impossibilità. In entrambi i testi Ibsen ci ricorda quanto sia limitata l’umana volontà, se non del tutto assente.

NOTE

[1] Henrik Ibsen, La donna del mare, trad. it. Lucio Chiavarelli, in Henrik Ibsen, I capolavori, Newton Compton editori, Roma 2016, p. 318.

[2] Ivi, pp. 372-374.

[3] Nell’articolo Henrik Ibsen, La casa dei Rosmer.

In copertina: Edvard Much, Sirena, 1896.

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