Voglio togliere subito ogni dubbio riguardante le righe di questo articolo. La mia vuole essere una piccola guida turistica amatoriale per la scelta consapevole nell’enorme pianura della produzione di Lev Nikolàevič Tolstòj. Mi è solamente capitato nel corso della mia vita di lettore di leggere una gran parte della produzione del maestro di Jàsnaja Poljana, o perlomeno tutto quello che ho trovato nelle librerie italiane e nelle bancarelle. Purtroppo invece che andare in giro a sbronzarmi ho impiegato ore ed ore dietro alle sue righe, che per fortuna sono una raccolta di preziosa arte morale. Non garantisco una laicità di giudizio, e spero che nessuno rimarrà deluso se il suo libro favorito di Tolstoj resta fuori da i miei “consigli di lettura”.

Tolstoj ha traversato il secolo più  controverso della storia, pieno di mutamenti e novità, e la sua lunga vita lo ha visto cambiare con il secolo, il cambiamento dei suoi scritti ci racconta il suo percorso esistenziale, basta pensare alla differenza tra i primi e patetici  racconti di Sebastopoli e il suo meraviglioso Resurrezione. Il giovane Tolstoj: soldato, cacciatore e ateo, stride con il Tolstoj della vecchiaia che scopre la non-violenza, si incammina alla ricerca di una fede come punto d’incontra tra varie religioni, alle volte chiamato Baha’ismo, alle volte etichettato come anarco-cristianesimo, e  poi ancora diventa fervente nemico della caccia e vegetariano convinto.
I giudizi personali li lasciamo ai coglioni, la vita dello scrittore russo è paradigma per la nostra ricerca quotidiana, ha dimostrato come le convinzioni più ferme spesso non sono altro che paraocchi ed errori di valutazione. Aperto ad ogni possibilità, Tolstoj quest’omone russo, contadino e scrittore magnifico ha fatto molto per noi.

Padre Sergij è uno scritto composto attorno al 1890 nella campagna di Jasnaja Poljana, carteggio intimo che Tolstoj non diede mai alle stampe, fu infatti pubblicato postumo nel 1911. Il principe Stepàn Kasatskij è un personaggio eccezionale, levigato sulle note del secolo quasi passato. Il giovane era destinato alla carriera militare, dimostra tutto il suo valore negli studi e nel lavoro, diventa uomo stimato fin dall’imperatore Nicola I in persona, si impegna sentimentalmente con la contessa Mary Korotkova. In seguito alla confessione della stessa contessina Stepàn si ritirerà in convento e lì inizierà la sua strada nella ricerca religiosa , sempre più tormentata e profonda, una ricerca che porterà quell’uomo trasfigurato fino in siberia, dopo aver percorso tanti stazioni nella spiritualità. Un racconto che ha le radici piantate in una terra incredibile come è quella russa, non paragonabile a nessun altra realtà, e qui Padre Sergij compie il suo personalissimo viaggio in orizzontale nel mondo, e in verticale nella trascendenza.

– Capitando in una libreria di volumi usati potete incontrare Resurrezione, l’ultimo grande romanzo di Tolstoj, anzi l’unico tra i suoi volumi corposi veramente degno del talento di Jasnaja Poljana. Quando nel 1899 alle porte del nuove secolo Tolstoj sta per dare alle stampe questa nuova opera aveva già completato la maggior parte del suo lavoro, una lunga storia di volontà sociale. Un’opera stampata per aiutare la migrazione dei contestatori Duchobory in Canada, dove Tolstoj evoca la storia travagliata del principe Nechljudov, che dagli sfarzi della vita mondana fu costretto, dai sensi di colpa verso la bistrattata Katjuša, a incamminarsi nella miseria della morale umana, e a cercare all’interno di quelle tristi vicende una redenzione per il proprio animo. Solo la scoperta della religione regalerà a Nechljiudov una nuova prospettiva di vita, in particolare la lettura del discorso della montagna è l’innesco del suo mutamento.

Se di molta terra abbia bisogno un uomo è il titolo superbo di questo racconto caustico, sardonico, ma poeticamente ottocentesco dove Tolstoj racconta le vicende del contadino Pachòm che ossessionato dalla voglia di acquistare terra, verste e verste di campi coltivabili. La sete di possessione atavica che guida Pachòm si scontrerà con la realtà della morte, che riporta tutti gli uomini alla stessa identica insignificanza. Come Aureliano Buendia che dopo le sue trentadue rivoluzioni tornerà a Macondo, nel suo laboratorio a sciogliere pesciolini d’oro, anche Pachòm dopo aver cercato ovunque terra da acquistare finirà sotterrato sotto pochi centimetri di terriccio.

Sonata a Kreutzer è un libro che Tolstoj non avrebbe mai potuto scrivere solo qualche anno prima, delle pagine che si gettano nell’abisso senza remore morali, freni idealistici e necessità stilistiche.
Il narratore di questa tutta la storia resterà nascosto alla nostra conoscenza, diventando il grigio testimone della storia del povero Vasja Pozdnyšev. Il narratore diventa quindi un astuccio di plastica trasparente, una botte con un buco per gli occhi, che ci da la possibilità di prendere posto all’interno per partecipare come uditori della triste storia di Vasjia. Apprezzare la sua vita e il suo delitto, le sua gelosia e la grande miseria umana.
Un libro che non arriva alla qualità degli altri indicati, ma mostra una costruzione stilistica completamente differente dai primi libri di Tolstoj, e in fin dei conti anche da quelli della sua seconda fase. Il libro esce nel 1989 , Dostoevskij era morto da diversi anni e Tolstoj, che inizialmente non amava il collega, gonfia la proprio presenza morale nell’Europa di fine ottocento fino quasi a colmare il buco enorme lasciato dalla morte del poeta di Mosca.

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