Pianta del Serraglio che circondava il Ghetto in un incisione
del 1642 di M.Merian
Il Ghetto ebraico di Roma è uno dei più antichi del mondo, questo è facilmente spiegabile dall’esistenza di una consolidata comunità ebraica risalente alla repubblica romana. Tuttavia prima che fossero realmente relegati in uno spazio più o meno isolato dal resto della città c’è voluto diverso tempo. La data ufficiale è quella  del 12 luglio 1555, quando il papa Paolo IV con la bolla Cum nimis absurdum, letteralmente “Poiché è oltremodo assurdo”, decretò i confini e la chiusura del Ghetto di Roma. In realtà c’è da dire che la zona prescritta per la reclusione  era già da tempo abitata dalla comunità ebraica.
I motivi di questa reclusione di matrice cristiana furono due sostanzialmente, ma nessuno dei due giustificato realmente. Il principale, a detta della Chiesa, fu che il popolo ebraico non era incline alle mescolanze culturali e di conseguenza non favorisse uno sviluppo all’interno della Roma papale. Il secondo che non è stato esplicitato ma sottinteso, è legato alle differenze religiose, e in particolar modo alla morte di Cristo.
Incisione di G.B.Piranesi , vista del portico d’Ottavia,
1748 circa
Con la bolla infine tutto venne messo per iscritto e dai pregiudizi si passò realmente a una severa segregazione razziale. Il papa incaricò Silvestro Peruzzi, figlio dell’illustre architetto rinascimentale Baldassarre Peruzzi, di progettare una degna chiusura confinaria. La struttura sarebbe rimasta la stessa per circa tre secoli con qualche piccola modifica, come l’aumento dei portoni d’accesso da cinque a otto e l’allargamento del Ghetto sotto Sisto V che comprese via della Fiumara e sotto Leone XII con via della Pescheria. Ma questo come detto precedentemente non fu frutto di una trovata urbanistica, bensì di una scelta già effettuata dalla comunità ebraica che già dal X secolo si era concentrata in quella zona di Roma. Questo è spiegabile probabilmente dalla loro abilità nelle attività commerciali, e in quella posizione strategica erano in grado di gestire tutto il pesce che arrivava a Roma dal fiume Tevere. Il commercio del pesce infatti rimarrà legato a lungo con la zona del Ghetto romano. Di notte giungevano i pescherecci che vendevano il pescato e all’alba era già disponibile al portico d’Ottavia, grande pescheria romana. Inoltre anche molti mulini erano attraccati proprio sulla fascia del Tevere corrispondente al Ghetto.
Il luogo non era dei più fortunati però quando era periodo di allagamenti, tant’è che la zona era colpita spesso da rigurgiti fognari. Ed è proprio questa la ragione che ha dato il nome a via della Fiumara, che nel periodo di alluvioni diventava desolante e un vero e proprio  ristagno di malattie epidemiche. Gli ebrei romani furono decimati dalla peste, con percentuali di mortalità ben più alte del resto della città.
La decisione di rinchiudere in un questa zona la comunità ebraica non fu presa molto male inizialmente, oltre che per le ragioni prima citate, anche perché gli ebrei erano abituati a determinate condizioni. Basti pensare che già nel medioevo furono costretti ad indossare un cappello giallo per essere riconosciuti, e le donne una sciarpa gialla, che tra l’altro era tratto distintivo delle prostitute romane. Questo non giustifica un bel niente ovviamente, ma serve solo a dire che inizialmente non ci furono proteste da parte degli ebrei romani.
Il Ghetto era così controllato da alcuni accessi, dei portoni, che venivano chiusi ogni sera e riaperti la mattina seguente per permettere ai cittadini romani di entrare e fare affari nelle botteghe giudee. Tutto questo controllo portò spesso ad avere comportamenti intollerabili di accanimento contro chi viveva relegato lì dentro. Ad esempio scritti dell’epoca ci riportano come i controllori situati alla porta che dava sul ponte dei Quattro Capi, chiedevano un pedaggio per trasportare i cadaveri alla sepoltura. Un comportamento indecente. E va anche detto che spesso persone di spicco della comunità romana, fino ad arrivare al papa, erano sempre pronti ad arrivare a chiedere l’aiuto degli ebrei stessi per questioni che potevano riguardare la medicina,  l’astrologia o altri mestieri in cui erano maestri.
Foto risalente al 1860, vista di via del portico d’Ottavia
Durante il susseguirsi degli anni gli atteggiamenti verso la comunità non furono sempre rigidi, a volte si sciolsero in comportamenti più permissivi ma solo con l’intento di provare a convertire chi viveva lì. Ad esempio Sisto V donò una fontana dopo aver portato l’acqua Felice a Roma, e permise dei lavori di ampliamento delle abitazioni. Infatti le condizioni per il Ghetto con il passare del tempo diventarono pessime, per via della mancanza dell’aria e della luce che non filtravano nei vicoli stretti a causa della conformazione dei tetti. Questo portò la popolazione a vivere in condizioni disumane, rendendo deboli e patiti gli abitanti della zona.
Insomma la condizione del Ghetto non cambiò per un paio di secoli, con rispettivi alti e bassi a seconda del papa che vigeva o del periodo storico, fino all’avvento dei moti rivoluzionari francesi: solo allora nel Ghetto tornò a soffiare un vento di libertà. Poi con Leone XII fu concessa una rettifica dei confini e l’autorizzazione a dei lavori, ma ripristinò l’utilizzo dei portoni. Fino al 1848, con l’avvento della Repubblica romana e il successivo ripristino del regno papale vennero riaperte le porte del Ghetto, che non si chiusero più. L’anno che segna la fine del Ghetto di Roma è il 1870. Poco dopo l’intero Ghetto venne ricostruito, fatta eccezione per gli edifici storici ovviamente, però quelli che vediamo oggi per la maggior parte sono edifici moderni.
Successivamente gli ebrei torneranno ad essere perseguitati per gli infausti avvenimenti che porteranno alla seconda Guerra Mondiale, in seguito alla politica nazista e fascista di repressione nei confronti della comunità. Ma nel 1943 i romani si svegliarono definitivamente dal torpore fascista, e molti corsero in aiuto offrendo un rifugio sicuro per i poveri perseguitati. Anche la Chiesa si distinse per grandi gesti di solidarietà nei confronti degli ebrei romani.

Dal dopo guerra si è instaurata una commistione tra diverse comunità, e anche la comunità ebraica sta facendo passi avanti per inserirsi a pieno nella comunità romana. Tutt’oggi il quartiere del Ghetto è abitato per lo più da ebrei, nonostante non sia più un vincolo costrittivo. 

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