Può un disco dall’ascolto difficile e dalla registrazione scadente diventare un capolavoro? Oggi sicuramente NO, ma quasi cinquanta anni fa è successo, e i Velvet Underground sono tra i gruppi che grazie alle loro innovazioni hanno dato vita a un album fondamentale per la storia del rock; stiamo parlando del loro esordio Velvet Underground & Nico.

New York di metà anni ’60, si incontrano due ambiziosi musicisti, Lou Reed (voce e chitarra) e John Cale (basso, viola elettrica e tastiere), entrambi pieni di idee per una musica sperimentale e fuori dalle righe. Suonando nei bassi fondi newyorchesi, formeranno i Velvet Underground, insieme al chitarrista Morrison e alla batterista Tucker. In un periodo caratterizzato dal dualismo Rolling Stones-Beatles, il gruppo di Lou Reed si discosta dai testi e dalle sonorità beat per abbracciare una sperimentazione fatta di racconti urbani, contesti underground di sesso, droga e perversioni.

Il re della Pop art Andy Warhol percepisce in loro grandi capacità espressive, portandoli prima ad esibirsi nella sua Factory, promuovendo la loro musica con l’uso di spettacoli visivo-teatrali, arrivando poi a produrre il loro album di debutto. Tra le contropartite volute dall’artista, l’inserimento della cantante tedesca Nico, fortemente voluta da Warhol per motivi d’immagine e di arricchimento vocale. Seppur il gruppo fu inizialmente restio nell’accettarla, Nico si rivelerà alla fine meravigliosa nelle interpretazioni di alcuni brani.

Molti critici ritengono che questo LP risulti uno spartiacque per il rock, divenendo fondamentale per i gruppi degli anni ’70. Effettivamente in Velvet Underground & Nico c’è tanto di New Wave e Punk. I testi sono ribelli, tipici di quel che sarà il punk (prima americano e successivamente inglese) e del Grunge degli anni Novanta, raccontando della realtà, senza peli sulla lingua, delle follie umane, delle sostanze stupefacenti e dei lati oscuri del sesso. La musica è puramente sperimentale, a tratti un rock ‘n’ roll primitivo dal suono sporco, altri tratti dove si toccano momenti che un decennio successivo sarà chiamato Dark Wave. Seppur ci sia la presenza di Andy Warhol, in realtà l’LP non è stato registrato egregiamente, ma senza volerlo, in questo modo ha mostrato in pieno il suono voluto dal gruppo, con chitarre non del tutto accordate, tracce strumentali mischiate e confuse, il suono monotono della batteria.

L’inizio è un inganno. Dall’andatura tranquilla (quasi come una ninna nanna) in Sunday Morning, Lou Reed canta con una voce molto effeminata (doveva cantarla Nico), descrivendo una domenica mattina dopo una notte brava. La melodia sarà tra le più orecchiabili non solo dell’album, ma dell’intero repertorio dei Velvet, tanto che il co-produttore Tom Wilson lo riteneva un potenziale singolo di successo.

La successiva I’m Waiting for the Man è stata tra le prime composizioni del gruppo e soprattutto del duo Ree-Cale. Da un riff martellante tra pianoforte e chitarra grazie al rinforzo monotono della batteria, il brano racconta di uno studente in cerca di droga nel quartiere Harlem di New York. Il brano è tra i più rappresentativi dei Velvet Underground grazie alla realtà del testo e da un accompagnamento strumentale lineare e poco pulito.

Ma è la quarta traccia l’asso nella manica dei Velvet. Considerato da molti (e anche dal sottoscritto) il capolavoro del gruppo, Venus in Furs è stato il vero tassello decisivo per la nascita del Dark Rock e della Dark Wave. Dal testo molto oscuro, tratto dalla Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch, Lou Reed narra la storia di un rapporto sadomasochistico, dove due amanti (la padrona e lo schiavo) giocano cercando così di uscire dalla monotonia. Ciò che rende unico il brano è l’accompagnamento musicale, lento e morboso, con un’ansiosa viola elettrica suonata dal polistrumentista John Cale rendendo il tutto macabro. L’unicità del brano ha reso celebre il gruppo, divenendo un esempio per il futuro. Non è casuale che questo stile musicale lo ritroveremo in gruppi come i Stooges di Iggy Pop (soprattutto con il brano We Will Fall) nei Talking Heads (con The Overload) i Cure e tanti altri nel periodo New Wave.

Con Run Run Run i Velvet Underground ritornano al tema degli stupefacenti, protagonisti quattro ragazzi che corrono in un parco di Manhattan in cerca di droga, trovando la morte. Dal ritmo Rock ‘n’ roll il brano si connota di molti disordinati assolo di chitarra su tutta la durata del brano.

Nico ritorna cantando un altro tassello importante per l’album: All Tomorrow’s Parties. Contraddistinto da un suono monotono di pianoforte e dalla chitarra molto solitaria, la cantante tedesca mostra appieno la sua voce tetra, aumentando la qualità e la bellezza del brano. Il testo rappresenta le personalità ambigue che frequentavano la factory di Andy Warhol, risultando la canzone preferita dell’artista.

Heroin, insieme a Venus in Furs, risulta il punto più alto del gruppo. Il titolo già rappresenta il racconto. Ancora protagonista la droga, ma raccontata in prima persona da un tossicodipendente, dove viene messa in evidenza il suo rapporto con l’eroina. Con l’inizio pacato con un arpeggio di Reed, il brano sarà un continuo crescendo grazie al supporto ritmico della Tucker e dalla viola elettrica di Cale, arrivando ad un momento di confusione per poi ritornare alla tranquillità iniziale. L’accompagnamento strumentale al testo è la forza del brano, dove i cambi di ritmo sono dovuti ai pensieri del protagonista.

Con There She Goes Again i Velvet ritornano ad un clima felice, suonando una ballata con semplici accordi e un coro. Anche in questo brano c’è un forte contrasto con i temi del testo, in quanto Reed racconta di un ragazzo geloso che picchia la sua ragazza.

I’ll Be Your Mirror è l’eccezione di tutto l’album nel contenuto. Si tratta infatti di una canzone d’amore scritta da Lou Reed in ricordo del suo primo amore. Dalla durata breve di due minuti, il brano è cantato da Nico.

The Black Angel’s Death Song è una sperimentazione sonora fortemente voluta da Cale. La viola elettrica ritorna prepotentemente protagonista, accompagnando la voce di Lou Reed per tutta la durata del brano. Il testo tratta di un angelo nero che rappresenta la morte. Altro forte esempio di una musica dark dai testi macabri e dal suono cupo.

L’album si conclude con European Son, il brano risulta tipicamente “velvettiano” per le distorsioni delle chitarre, la batteria primitiva dal suono semplice, i solo confusionari e l’assenza di programmazione con tanto di improvvisazione nelle registrazioni.

Dal suono grezzo e dai testi scandalosi, Velvet Underground & Nico commercialmente parlando è stato un flop, ricordato solo per la sua particolare copertina della banana pensata da Andy Warhol. Ma saranno gli anni successivi a rivalutare l’album, punto di partenza per numerosi artisti degli anni ’70 e ’80.

Di Carlo Sampogna

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