Le matite sui tavoli da disegno, i carboncini, i pastelli e ancora squadre, righe e compassi non sono più gli strumenti indispensabili per essere un buon architetto. Ormai il disegno a mano è stato completamente soppiantato dal computer, e con esso si è interrotto un rapporto millenario di ricerche, sperimentazioni, scoperte e evoluzioni stilistiche legate ad esso. Oggi il computer ha aperto una nuova strada alla rappresentazione architettonica, avviando un percorso probabilmente appena iniziato, una rivoluzione che finora ha salvato ben poco dei precetti appresi da qui a duemila anni, e che non sa ancora cosa varrà la pena portare con se nell’architettura del futuro.

Ma come si è arrivati fin qui?

Individuare un momento in cui il disegno entra a far parte del mondo architettonico è complesso, ma senza troppi dubbi si può affermare che in età antica l’architettura non dipendeva strettamente da esso. Ad esempio basti pensare alla Porta dei Leoni a Micene, un eccezionale esempio di insieme architettonico, stupendamente studiato, ma che non necessita di un progetto cartaceo che coadiuva chi lo realizza trattandosi di un trilite.

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Basilica di San Lorenzo a Firenze, XV secolo, Filippo Brunelleschi

Forse il grande cambiamento è scandito ancora una volta dall’arte, che come spesso accade anticipa le tendenze, i gusti e le sperimentazioni. E fu proprio nel ‘400 che Masaccio intraprese con le sue opere un percorso iniziato dal Lorenzetti qualche anno prima, ovvero nell’introduzione della prospettiva nel disegno. Questo portò ad una visione del mondo completamente diversa, non solo dal punto di vista prettamente professionale, ma influenzò profondamente il modo di pensare e proprio per questo è da considerarsi un evento rivoluzionario. Il Brunelleschi fu il primo che riportò ed utilizzò la prospettiva in architettura, e la Basilica di San Lorenzo a Firenze in questo senso ne è la prova. Mai si sarebbe potuto immaginare niente di simile prima di allora.

Da allora si è avviato un processo di educazione architettonica per pensare gli edifici anche in prospettiva. La sezione, l’alzato e le piante diventano fondamentali nello studio dell’opera e per la comprensione totale. A questo proposito è molto interessante la definizione che Michelangelo da alla sua pianta per San Giovanni dei Fiorentini a Roma: un acquerello in chiaroscuro che già rende un idea dell’alzato, e che assume una grandissima valenza artistica oltretutto.

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Progetto per San Giovanni dei Fiorentini a Roma, 1559 circa, Michelangelo

Durante i secoli successivi gli strumenti di valutazione e progettazione non mutarono profondamente, dato che i mezzi e le tecniche messe a disposizione dai maestri del rinascimento bastavano per rendere chiaramente l’ipotesi progettuale. Questo discorso è valido fino al ‘900 almeno, secolo in cui i cambiamenti non mancarono.

Le Corbusier ad esempio da ancora grande importanza al disegno, ma già introduce delle viste prospettiche inedite nell’architettura fino ad allora, che prevedono non solo lo studio dell’edificio in se per se, ma anche il dettaglio di una stanza, il rapporto con il contesto, rendendo più ampia l’interpretazione del disegno. Aldo Rossi successivamente da grande importanza agli schizzi di progetto rendendo questi ultimi liberi da una costruzione architettonica al fianco.

Il passaggio più importante dell’ultimo secolo è senza dubbio quello effettuato da Frank Gehry, che grazie al suo lavoro ha reso agevole il passaggio dalla carta al computer soppiantando definitivamente il lavoro manuale. Con i suoi disegni immaginifici non rappresenta un idea chiara di architettura, e non sarebbe affatto interpretabile se non che con l’aiuto della tecnologia. In questo processo dunque la realtà virtuale del disegno, diventa solo successivamente un disegno reale e così facendo l’architetto sta perdendo il contatto con la realtà della conoscenza, mantenendo saldo solo il rapporto con la parte virtuale del disegno.

Così facendo il mondo del disegno ha cessato di esistere definitivamente, oggi ciò che ne sopravvive è probabilmente la sola prospettiva che appare ancora sotto forma di “render” suggestionabili ma che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti. Questo non vuol dire necessariamente che l’architettura è in un baratro di conoscenza, anzi, probabilmente si va verso una nuova era dove il disegno sta assumendo un valore molto più emotivo, passando da semplice strumento di apprendimento e scambio di informazioni tra architetto e mastro, ad un vero e proprio palpito emozionale anche non raggiungendo la sua pienezza nell’immagine dell’architettura. Oggi più che mai è considerabile però come un mezzo altamente equivoco, non rappresentando indistinguibilmente ciò che è, ma più che mai ciò che vorrebbe essere.

 

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