Le “colombe” hanno ancora un vantaggio nel Consiglio della BCE, ma nonostante  l’economia sembra essere in ripresa, ciò non toglie l’acceleratore dalla politica monetaria espansiva, in particolare a causa dell’inflazione decisamente sotto il target di medio termine fissato al 2%. L’attenzione dunque, si sposta sull’AQR (Asset Quality Review), della quale sono attese le pubblicazione dei dettagli alla fine del mese. Questo passaggio potrebbe riportare la speculazione intorno ai capitali delle banche europee più a rischio, ma la BCE è pronta, nel caso fosse necessario, con un nuovo LTRO.
 
Con la collaborazione di www.euro-banks.com 
 
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Andiamo ad analizzare i punti focali della riunione del 2 Ottobre 2013: i tassi d’interessi sono rimasti invariati, tutti e tre, da cinque mesi consecutivi, dopo il taglio di Maggio. Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento, ovvero il tasso di riferimento per la policy della banca centrale, è rimasto allo 0.5%, il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, è rimasto allo 0%, ed infine il tasso di interesse sulle operazione di rifinanziamento marginale, ovvero il tasso al quale le banche prendono in prestito i soldi dalla BCE, è rimasto fisso all’1%.

Come nell’ultimo mese, il consiglio ha discusso di un ulteriore taglio, poiché la situazione economica si presenta debole e instabile, ma si è preferito essere cauti ed attendisti. Durante la conferenza stampa, Draghi ha lasciato intendere che un possibile taglio non porterebbe il tasso di deposito in territorio negativo, sebbene lui stesso non l’abbia mai escluso. Per il momento i tedeschi possono tirare un sospiro di sollievo.

Passando alla situazione macroeconomica si è notato come i deboli miglioramenti economici non incidono sulla “forward guidance” fin quando è in essere il processo di deleveraging delle banche, infatti la guida ai tassi bassi, iniziata da Luglio, è stata riconfermata. Tutto ciò mentre le previsioni per l’inflazione rimangono ampiamente sotto controllo, e si registra una debole attività economica e monetaria. Nonostante i primi segni di recupero nella zona euro (il PIL è cresciuto nel secondo trimestre e gli indicatori di confidenza sono in aumento) sia l’inflazione (HCIP è prevista all’1.3% per il 2014 mentre oggi si attesta all’1.1% – molto al di sotto del target della BCE) che gli sviluppi monetari (M3 è aumentato solo del 2.3%, con un target del 4.5%, nonostante l’afflusso di capitali) hanno giustificato l’atteggiamento espansivo.

Finché non ci sarà un ritorno al prestito da parte delle banche, la banca centrale resterà fedele alla linea attuale. Ad Agosto i prestiti alle famiglie sono rimasto essenzialmente invariati, mentre i prestiti alle istituzioni non finanziare, pensiamo alle PMI, sono diminuiti del 2.9% rispetto allo scorso anno. Il processo di deleveraging continua, (quello che Draghi chiama “balance sheet adjustment”) ed è sostenuto sia da fattori ciclici come l’assenza di investimenti profittevoli, ma anche da fattori strutturali (ad esempio la morsa delle nuove regolamentazioni internazionali per i capitali delle banche).

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Mentre la politica monetaria difficilmente porterà delle sorprese, vorremmo piuttosto focalizzarci sull’importanza dell’unione bancaria nella zona euro. Per una prospettiva di lungo termine, l’unione è uno step necessario per spezzare il circolo vizioso creatosi fra rischio sovrano e bancario, ed inoltre per limitare effetti di contagio durante probabili turbolenze del mercato. In più, ciò darà alla BCE uno strumento ed informazioni aggiuntive in grado di impostare meglio la politica monetaria.

In ogni caso la strada è lunga ed impervia: prima di assumere la supervisione del settore bancario, prevista per la fine del 2014, la BCE condurrà uno stress test (AQR), il quale potrebbe produrre ulteriore perdite di capitale per le banche e accelerare, di conseguenza, il processo di deleveraging, (la mancanza di capitale delle banche indurrebbe a ridurre le esposizioni a rischio, e quindi l’erogazione di credito). E’ ancora presto per discutere nel dettaglio gli effetti e la validità dell’AQR, ma crediamo che il rischio maggiore sia collegato all’esposizione delle banche verso i debiti sovrani (che attualmente non richiede copertura patrimoniale).

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Il problema del rischio sovrano è stato rilanciato la scorsa settimana dal presidente della Bundesbank Weidmann, ed anche dai giornalisti presenti alla conferenza stampa. Malgrado Draghi non abbia voluto anticipare i dettagli dell’AQR, ha rigettato (in nostra opinione, in maniera poco convincente) le domande sul caso del debito sovrano come materia di opinione personale. Per ciò che concerne questo problema, è nostra opinione sottolineare che la BCE dovrà sostenere, nel futuro, argomentazioni migliori di quella odierna fornita da Draghi, al fine di mantenere la calma sul mercato dei debiti sovrani. Se, invece, ci saranno richieste di aumento di capitale alle banche a cause dei debiti sovrani, bisognerà verificare l’ammanco creato e a controllare la reazione del mercato interbancario. Se da tutto ciò dovesse scaturire un nuovo panico, la BCE dovrà intervenire con un nuovo LTRO, considerando che l’ultimo finirà di essere ripagato verso la fine del 2014.

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Per riassumere: le “colombe” del direttivo della BCE hanno ancora il controllo della situazione, e mentre i miglioramenti dell’economia prefigurano trimestri migliori degli ultimi trascorsi, rimane il problema dell’inflazione. Il prossimo step da affrontare sarà la pubblicazione delle linee guida dell’AQR, che potrebbe riavvivare la speculazione intorno alle banche europee e costringere la BCE ad intervenire.

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