Cacciati dal Paradiso terrestre, Adamo ed Eva vagano senza meta per una terra che non conoscono. Non più nudi, camminano uno affianco all’altro, senza dire una sola parola. Si ignorano. Entrambi sono rosi nel profondo dal rancore. Adamo prova rancore verso Eva, Eva prova rancore verso Adamo. Raminghi, i primi due uomini di una certa storia del genere umano, vagabondano in un territorio a loro ignoto, senza sapere dove andare.
Adamo si ferma, e con lui Eva. La vita scruta la polvere con un tale disprezzo, che forse sarà sconosciuto a tutti gli uomini che verranno dopo.

EVA Beh? Si può sapere perché ti sei fermato?
ADAMO Ho fame.
EVA E ti pareva… Hai fame? Forza, datti da fare.
ADAMO Che vuoi dire?
EVA Voglio dire che da oggi in poi dovrai sporcarti le mani per mangiare, bello mio.
ADAMO Ma per favore.

Adamo afferra la foglia di un albero, la strappa e se la mette in bocca. Senza molta convinzione inizia a masticarla. Dopo pochi secondi la sputa.

ADAMO Puah! Che schifo.
EVA Come sei sciocco. Credi forse di essere ancora in Paradiso? Te lo ricordo: Dio ci ha cacciati dall’Eden.
ADAMO Non certo per colpa mia, donna.
EVA Non chiamarmi donna. Io ho un nome: Eva. Eva.
ADAMO (digrignando i denti e indicandosi il costato) Se tu fossi rimasta qui, qui dentro, io sarei ancora tranquillo e beato in Paradiso.
EVA E smettila di lamentarti, mi sembri una pila di fagioli. Piuttosto datti da fare per trovare qualcosa di commestibile da mangiare. Anch’io inizio a sentire una certa fame.
ADAMO Sei solo capace di dare ordini, non sai fare altro.
EVA Tu invece sai solo piagnucolare.
ADAMO Ma come fai, come fai a non provare rimorso per quello che hai fatto? Per colpa tua, solo tua ci troviamo in questa situazione, senza cibo, senza acqua, senza niente, in questa terra desolata.
EVA Basta, Adamo, basta, ti prego. Sei insopportabile. Quel che è stato è stato, non è possibile tornare indietro. Falla finita.
ADAMO E no, non puoi farla così facile. Quel che è stato è stato… Ma per favore! Non sei stata capace di resistere alle lusinghe di un verme. Cos’altro devo aspettarmi da te?
EVA Adamo, ti avverto, mi stai esasperando. Va a cercare qualcosa da mangiare, vai.
ADAMO No! Me ne resto qui. E preferisco morire di fame piuttosto che alzare un dito.
EVA Sei così… così… Ah! Ma ancora che perdo tempo a parlare con te.

Eva si siede a terra e Adamo fa lo stesso. I due si trincerano ognuno nel proprio silenzio. Restano così, muti e immobili, fissando il vuoto, per parecchi minuti.

EVA Certo che pure tu non c’hai pensato due volte a fare la spia. Complimenti per il coraggio.

Eva batte le mani in faccia ad Adamo.

ADAMO Che hai detto?
EVA Hai capito benissimo, non fare il sordo.
ADAMO Tu non puoi rinfacciarmi niente. Ho provato solo a limitare i danni. Io non ho colpe, sei tu la responsabile.
EVA Come sei piccolo… Sei un vigliacco, non hai esitato neppure un istante a puntare il dito contro di me. Bravo, complimenti, una condotta da impavido gentiluomo.
ADAMO Zitta! Non ti sopporto più!
EVA Credevi di farla franca, eh? Ma come sono felice che Dio abbia punito anche te. Ti sta bene, vigliacco!
ADAMO Zitta! Stai zitta! Altrimenti io…
EVA Ah, ah, ah! Non sei credibile, Adamo. Guardati… sei così innocuo. Non faresti paura neppure ad una formica. Vile…

Adamo, punto nell’orgoglio, reagisce con violenza. Colpisce Eva sul volto, con uno schiaffo. Lei, sorpresa, lo osserva tenendosi con la mano la guancia percossa.

EVA Tu… come hai potuto… come ti sei permesso…
ADAMO Così la smetterai di tormentarmi.
EVA No… credi che possa bastare così poco? Io ti perseguiterò fino alla fine dei tuoi giorni… non ti darò pace.
ADAMO Stupida.

Eva si avventa contro Adamo. I due si azzuffano, rotolandosi a terra. Si graffiano, si stracciano i capelli, si sputano. Eva affonda le unghie sul volto di Adamo, che sanguina. Alla vista delle gocce di sangue che gli colano dal viso, l’uomo si ferma, ed Eva con lui.

ADAMO (balbettando) Questo… questo è il mio… il mio sangue.

L’uomo è incredulo. Si tocca il volto e poi osserva, inebetito, le mani sporche di sangue. A questo punto perde definitivamente il controllo. Immobilizza Eva, sta per colpirla con un pugno sul naso, ma all’improvviso gli viene un’idea: violentare la donna. Eva, spaventata dallo sguardo folle di Adamo, inizia a gridare a squarciagola, ma l’uomo le tappa la bocca e, troppo più forte di lei, che invano si dimena, la stupra [1]. La violenza dura pochi minuti, poi, il carnefice e la vittima, la polvere e la vita, sfiniti, svuotati, si placano.
Sdraiati l’uno accanto all’altro, riflettono su quanto è appena accaduto. Nessuno dei due sa che nome dargli.

ADAMO Eva.
EVA Che c’è?
ADAMO Io ora non provo più rancore nei tuoi confronti. Tu?
EVA Non so.
ADAMO Come si chiama quello che abbiamo appena fatto?
EVA Amore.
ADAMO Non è bello l’amore.
EVA No, non è bello.
ADAMO Vuoi che vada a cercare qualcosa da mangiare?
EVA Sì, vai.

Adamo si inoltra in una vicina foresta. Il rimorso per ciò che ha fatto inizia a roderlo nel profondo. Eva, rimasta sola, osserva il cielo terso, senza pensare a niente. Poi, all’improvviso, scoppia a piangere. Esaurite le lacrime, torna a puntare lo sguardo verso l’immensa volta celeste, e questa volta la interroga.

EVA È dunque questa la vita?

Nessuno le risponde. Nove mesi dopo, durante una notte di sofferenze atroci, di grida disperate, Eva mette al mondo suo figlio. E il primo uomo concepito dagli uomini non può che essere Caino [2].

NOTE

[1] Il primo a ipotizzare lo stupro di Adamo ai danni di Eva fu il teologo svizzero Johann Heinrich Kremer (1265-1310), nell’imponente trattato De interpretatione Bibliorum (1305), di cui resta una sola copia, in forma manoscritta, conservata alla Biblioteca di Babele.

[2] Ipotizzando che Caino sia nato da uno stupro, Kremer è certo di risolvere l’annosa questione della preferenza di Dio accordata a suo fratello Abele.

Il piano dell’opera

Prefazione. Del Magnifico Rettore dell’Università della Kakania il Barone Otto-Hans von Nichtsreich

Dialogo di Deucalione e di Pirra

Lacrime megaresi

Dialogo di Amore e di Psiche

Dialogo di Pigmalione e di Galatea

Dialogo di Achille e di Patroclo

Dialogo di Ulisse e di Penelope

Dialogo di Dedalo e di Cocalo

Dialogo di Orfeo e di Euridice

I turbamenti di Tanato

Dialogo di Prometeo e di un uomo

Dialogo di Adamo e di Eva

Dialogo di Caino e di una donna

Dialogo di Dio e di Giobbe

Dialogo di Salomone e dell’Angelo censore

Dialogo di Dio e di Giona

Passione

Dialogo di Faust e di Margherita

Dialogo di Amleto e di Ofelia

Dialogo di un filosofo e di se stesso

Dialogo del Padreterno e di Satanasso

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