Ramingo e fuggiasco, Caino vaga oramai da secoli per i monti brulli della Palestina. Indossa una vecchia e logora pelle di lupo, e si ciba delle radici amare che offre la terra. La fronte, sfregiata dal marchio infame del fratricida, è costantemente rivolta al suolo.
Un giorno, in apparenza come tutti gli altri, Caino incrocia sulla via lo sguardo di una giovane guardiana di greggi. A differenza di tutti gli altri uomini, alla vista dell’orribile segno, della piaga infetta, sempre viva, mai rimarginata, la donna non si ritrae inorridita, anzi, accenna addirittura un sorriso. Caino sente qualcosa dentro, prova un’inedita sensazione di stupore e consolazione, si ferma, indugia qualche istante, pensa di rivolgere la parola alla giovane, ma poi desiste e riprende il cammino. Cammina senza voltarsi, e per parecchi metri, forse chilometri, quindi raggiunge un albero solitario e decide di riposarsi un poco sotto la sua clemente ombra. Per quanto si sforzi di cacciarlo via, Caino ha davanti agli occhi il vago sorriso della guardiana di greggi. Senza farsene accorgere, la donna lo ha seguito. Ed eccola che si avvicina all’albero, circospetta come una faina, tendendo al fuggiasco e alle sue labbra riarse dal sole, una brocca d’acqua. Caino, sospettoso, diffidente, la afferra e la vuota in un unico sorso. Poi, con un lembo della consunta pelle di lupo si asciuga la bocca e riconsegna la caraffa, ora leggera, alla giovane guardiana.

DONNA Hai anche fame?
CAINO Cosa?
DONNA Ma certo che hai anche fame… che domanda sciocca. Aspetta un attimo.

La donna tira fuori dalla veste un pezzo di pane e lo porge a Caino. Il fuggiasco, sempre più sospettoso, scuote il capo con decisione.

CAINO Vuoi ammazzarmi a stomaco pieno?
DONNA Come?
CAINO Ti avverto, chiunque mi ucciderà subirà la vendetta sette volte. Non riconosci il segno? Non riconosci questa maledetta piaga che mi tormenta da secoli?

Caino, mentre parla, con un tono di voce aggressivo, indica la ferita viva sulla fronte con il dito indice.

DONNA Io non voglio ammazzare nessuno, e non lo conosco questo tuo marchio. Come ti chiami?
CAINO Caino.
DONNA Il tuo nome non mi dice niente.
CAINO Io sono il primo uomo concepito.
DONNA Chi sono i tuoi genitori?
CAINO Adamo ed Eva.
DONNA Hai fratelli?
CAINO Ne avevo uno.
DONNA E che fine ha fatto?
CAINO È morto.
DONNA Come?
CAINO L’ho ammazzato.

Caino abbassa lo sguardo. Resta così, fissando la terra, per diversi minuti. Poi rialza la testa, certo di non trovare più, davanti a sé, la giovane. Lei invece è ancora lì, che gli porge, di nuovo, il pane. Stavolta Caino lo afferra e lo divora in pochi secondi.

CAINO Perché resti qui?
DONNA Voglio sapere il motivo per cui hai ucciso tuo fratello.

Caino, in tutti questi secoli, non ha mai raccontato a nessuno la sua storia. Eppure, di quel giorno, ricorda ogni singolo particolare.

CAINO Si chiamava Abele ed era un pastore, mentre io lavoravo la terra. Una notte decisi di offrire in sacrificio al Signore una parte cospicua del raccolto, tenendo per me lo stretto necessario. Abele fece lo stesso, immolando tutti i primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Ero il suo mentore, mi emulava in qualunque cosa facessi, certo che fosse sempre quella giusta. Il Signore gradì lui, ma non me, ed io non dimenticherò mai l’espressione di soddisfazione che illuminò il volto di Abele dopo il responso divino. Finalmente l’allievo riusciva a superare il maestro. L’esito del sacrificio mi irritò parecchio. Mi sentivo umiliato, e Abele, nella sua infantile incoscienza, non faceva che rinfacciarmi il suo trionfo. Sia chiaro, la sua non era cattiveria, ma una sconfinata felicità che non riusciva a contenere. Del resto, era poco più che un bambino. Nei confronti di mio fratello iniziai a provare odio… un odio ogni giorno più violento, fin quando non fui più in grado di controllarlo. Una notte invitai Abele a fare una passeggiata in campagna. Quando fummo abbastanza lontani dai nostri genitori afferrai un bastone, che avevo nascosto dietro dei rovi, e gli sfracellai il cranio. Il suo sangue caldo mi schizzava sulla faccia, mi colava tra la barba eppure… non mi fermavo, anzi, colpivo quel che restava della sua testa con ancora maggior ferocia. Mi arrestai solo dopo aver ridotto il suo cranio in poltiglia. Il giorno seguente il Signore mi domandò dove fosse Abele. Gli risposi che non lo sapevo, che non ero mica il suo guardiano. Ma il Signore sa tutto, non gli si può nascondere niente, così mi maledì, dichiarandomi ramingo e fuggiasco. Non solo, mi colpì con tutta la sua forza, proprio qui, sulla fronte, mi impose questo segno, questa ferita affinché nessun uomo mi uccidesse. Non posso morire, fin quando lo vorrà Lui. Questa è la mia storia, prima d’ora non l’avevo mai raccontata a nessuno. Sono anni e anni – ho perso il conto – che vago per questi monti, cibandomi di radici e uccidendo di tanto in tanto un lupo per coprirmi. Dormo poco, perché appena chiudo gli occhi ecco che giunge l’immagine di Abele a tormentarmi. Almeno nei sogni il suo cranio è ancora intatto.
DONNA È terribile.
CAINO Sì, è terribile, e so di non poter ottenere perdono per quello che ho fatto.
DONNA Perché se il Signore sa tutto e vede tutto non è intervenuto, non ti ha fermato?
CAINO Questa domanda mi perseguita tanto quanto l’immagine di Abele, credimi. Non so perché non mi abbia fermato e non so perché in quel maledetto sacrificio abbia deciso di preferire l’uno all’altro. La sua condotta mi è incomprensibile. Lui doveva sapere come avrei reagito a una simile delusione. Ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, ciò che è nostro è anche suo, e doveva immaginare che ad una tale umiliazione avrei reagito con violenza, con inaudita violenza.
DONNA La nostra mente ha dei limiti, Caino. C’è un confine oltre il quale non possiamo spingerci.
CAINO Così però è crudele.
DONNA Hai espiato abbastanza la tua colpa.
CAINO Io non espirò mai abbastanza la mia colpa. Mai…
DONNA Non spetta a te dirlo.
CAINO E a chi spetta? A te forse?
DONNA Io sento che a me spetta non lasciarti solo.
CAINO Devi essere pazza. Del resto, lo avevo capito subito. Non è normale che un essere umano sorrida guardandomi in faccia.
DONNA Mio caro Caino, ricorda che al mondo esistono persone che sono capaci di vedere oltre la faccia, di spingere il loro sguardo ben più in profondità. E non si tratta di follia, te l’assicuro.
CAINO Io certe cose non sarò mai in grado di comprenderle, ma comprendo che hai fatto molto, anzi, moltissimo dissetando e sfamando un assassino. Non puoi fare di più.
DONNA Non sarai tu a deciderlo. Io non ti abbandonerò.
CAINO Come puoi legarti a un assassino? Tu… che sei così giovane e bella…
DONNA Anche gli assassini meritano una seconda possibilità.

Sì, agli assassini è concessa una seconda possibilità. Quelli che non hanno seconde possibilità sono gli assassinati. Così, qualche settimana dopo averla incontrata, Caino sposa la guardiana di greggi. Da lei ha un figlio, che chiama Enoch. Da ramingo e fuggiasco Caino diviene costruttore, erige una città a cui dà il nome del figlio. Ha inizio così una lunga stirpe, che annovera pastori, fabbri e persino suonatori, di cetra e di flauto, artisti dunque. Tutto questo mentre il cadavere di Abele viene divorato dai vermi che egli stesso ha prodotto. Giustizia divina.

Il piano dell’opera

Prefazione. Del Magnifico Rettore dell’Università della Kakania il Barone Otto-Hans von Nichtsreich

Dialogo di Deucalione e di Pirra

Lacrime megaresi

Dialogo di Amore e di Psiche

Dialogo di Pigmalione e di Galatea

Dialogo di Achille e di Patroclo

Dialogo di Ulisse e di Penelope

Dialogo di Dedalo e di Cocalo

Dialogo di Orfeo e di Euridice

I turbamenti di Tanato

Dialogo di Prometeo e di un uomo

Dialogo di Adamo e di Eva

Dialogo di Caino e di una donna

Dialogo di Dio e di Giobbe

Dialogo di Salomone e dell’Angelo censore

Dialogo di Dio e di Giona

Passione

Dialogo di Faust e di Margherita

Dialogo di Amleto e di Ofelia

Dialogo di un filosofo e di se stesso

Dialogo del Padreterno e di Satanasso

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