Il Padreterno è nel suo studio, un’ampia stanza dall’aspetto asettico. Tutto è bianco: il pavimento, il soffitto, le pareti – sulle quali non è appeso nulla, o meglio, sulle quali è appeso il Nulla – e pure i pochi mobili: una scrivania, una sedia, una libreria a tre piani vuota, contenente l’enciclopedia del Nulla, e un divano, collocato davanti a un’enorme finestra, che occupa quasi tutta una parete, e che affaccia sul mondo, abbracciandolo tutto. Il Padreterno, seduto sul divano con le gambe accavallate, fuma una sigaretta. È proprio come ce lo siamo sempre immaginato: vecchio, barba e capelli lunghi e grigi. Sebbene sia pomeriggio inoltrato, indossa ancora il pigiama a righe. Ai piedi porta le pantofole. Si è impigrito, il Padreterno. Mentre fuma il suo sguardo è rivolto verso la finestra, ma non distingue niente. Il Padreterno non osserva, pensa.
Bussano alla porta, che è chiusa. Il Padreterno, smarrito nelle sue riflessioni sterili, nei suoi vagheggiamenti pseudo-filosofici oramai improduttivi, non sente. Allora bussano di nuovo, e più forte. Stavolta il Padreterno si accorge dei colpi e domanda chi è. Il suo tono di voce non è infastidito, ma stanco. Ad aver bussato è l’angelica segretaria del Padreterno. Lo informa che c’è Satanasso, e che vorrebbe parlare con lui. Il Padreterno ordina di farlo entrare, poi spegne la sigaretta nel posacenere, anch’esso bianco, poggiato su un bracciolo del divano.
Satanasso apre la porta ed entra nello studio, senza salutare, come se fosse a casa sua. Vedendo il Padreterno accomodato sul divano, prende posto sulla sedia che si trova dietro la scrivania, sospirando. Satanasso, ben più giovane del Padreterno, è un elegantone. Indossa un elegante abito blu notte. I capelli neri, di lunghezza media, sono impomatati, come i baffi. Ovviamente è zoppo, e cammina sostenendosi su un bastone di ciliegio dal pomello d’avorio, sul quale è rappresentato, in miniatura, l’intero Inferno dantesco. Ogni giorno si spruzza addosso almeno un paio di boccette di profumo, che però non bastano a ricoprire l’acre lezzo di zolfo che esala la sua persona.

PADRETERNO Quale onore… Erano secoli che non mi venivi a trovare.
SATANASSO Che vuoi che ti dica? Può capitare di dimenticarsi persino degli amici più cari.
PADRETERNO Come mai questa visita improvvisa?
SATANASSO Ogni cosa a suo tempo, vecchio mio.
PADRETERNO Sembri così… così stanco.
SATANASSO Anche tu.
PADRETERNO Perché lo sono.
SATANASSO Anch’io.
PADRETERNO E allora condividiamo questa nostra stanchezza.
SATANASSO Tu che parli di condivisione… indossando ancora il pigiama e portando ai piedi le pantofole… Deve esserci qualcosa di grave sotto.
PADRETERNO Mah… non saprei. Sul concetto di gravità ci sarebbe da discutere.
SATANASSO Sei sempre lo stesso, tu e il tuo stramaledetto vizio di filosofeggiare. È successo qualcosa di grave oppure no? Caspita, la risposta a questa domanda mi sembra semplice.
PADRETERNO Io avrò pure il vizio di filosofeggiare, ma tu hai il vizio di semplificare tutto. All’inizio non eri così, è stata l’influenza degli uomini a cambiarti.
SATANASSO Di colpo mi hai ricordato perché non ti venivo a trovare da secoli.

Satanasso si alza e fa per andarsene, ma Dio lo trattiene.

PADRETERNO No, non andare, ho bisogno della tua presenza. Fumiamoci una sigaretta.
SATANASSO Sì, deve esserti successo proprio qualcosa di grave… Non ti ho mai sentito dire certe cose.
PADRETERNO Sono stanco, vecchio mio, stanco…
SATANASSO Io ti capisco, e non voglio essere troppo duro, ma lo sai che tutto questo dipende solo da te. Avevi deciso di farla finita presto, poi la tua stramaledetta pietà per quel Noè ti ha fatto cambiare idea. Io c’ho provato, c’ho provato a rimettere le cose a posto, ma quel testone di Cristo nel deserto non ha voluto darmi retta. Se lo avesse fatto non saremmo arrivati a questo punto.
PADRETERNO Eh… lui era troppo bello.
SATANASSO Lui era un fesso. Se mi avesse ascoltato sarebbe campato cent’anni, e come un re per di più. Un re vero intendo dire, circondato d’oro e belle donne.
PADRETERNO Hai ragione. Invece che fine che ha fatto… Poveraccio.
SATANASSO E tutto questo nel tuo nome!
PADRETERNO Sai bene che mi ritengo il solo responsabile della sua miserabile fine.
SATANASSO Lo so, lo so, te ne do atto. Certo, ci hai messo un po’ di tempo a capirlo…
PADRETERNO Basta rivangare il passato, ti prego.
SATANASSO Sì, basta. Del resto il presente ci amareggia abbastanza. Sai, proprio non immaginavo che questi cosetti a due zampe potessero arrivare a tanto. Credevo di aver visto tutto, ma è proprio vero, al peggio non c’è mai fine.
PADRETERNO Dovresti essere contento.
SATANASSO Contento? Oh no, è troppo anche per me. Mi fanno venire il voltastomaco. Voglio raccontarti la mia ultima disavventura, è emblematica. Qualche mesetto fa, sai, per combattere la noia, decido di risollevare un’esistenza. Mi metto alla ricerca e trovo un ometto che fa proprio al caso mio. Ha trent’anni e, nonostante la laurea in Lettere, campa facendo il cameriere. Scrive, ma nessuna casa editrice ha mai pubblicato un suo libro. Il bello è che ha una gran considerazione di se stesso, aspira alla gloria, a vedere il suo nome impresso nell’olimpo della letteratura, accanto a quello degli autori più grandi. Ovviamente i continui rifiuti degli editori lo devastano, lo portano sull’orlo del suicidio. Proprio quando sta per togliersi la vita, impiccandosi a una trave della veranda di casa, decido di intervenire. Non immagini quanto ho dovuto penare per convincerlo della mia esistenza!
PADRETERNO Uno scettico.
SATANASSO Definirlo scettico è un eufemismo. Insomma, gli regalo la Madonna del Belvedere di Raffaello, lo porto a spasso per quel cumulo di macerie e disgrazie che è la storia, facendogli rivivere le ultime ore di Cristo – sai, la Passione ha sempre un certo impatto -, ma niente, lui ancora dubita.
PADRETERNO E tu perdi la pazienza.
SATANASSO Certo che perdo la pazienza! Gli metto addirittura le mani addosso. Lo colpisco sulla faccia, e mi controllo, perché vorrei annientarlo, tanto mi ha fatto innervosire.
PADRETERNO Immagino che dopo il colpo si sia convinto.
SATANASSO Sì. Allora concludiamo l’accordo: la gloria in cambio di un romanzo in cui io sia il protagonista. Sai, ho bisogno di un po’ di pubblicità. Grazie a me questo insignificante scarabeo stercorario ottiene il successo, viene riconosciuto come il più grande scrittore vivente. È basso e lo alzo, è calvo e gli ridò i capelli. Inoltre gli presento il suo ideale femminile, col quale inizia una melensa storia d’amore.
PADRETERNO Beh, sin qui tutto bene, no?
SATANASSO Sì, tutto bene. Sennonché qualche giorno fa mi chiede del veleno, il veleno più potente che esista.
PADRETERNO Per farci cosa?
SATANASSO Per uccidersi!
PADRETERNO Non ci credo…
SATANASSO Te lo giuro!
PADRETERNO Pazzesco… E tu?
SATANASSO Io mi incazzo di brutto, e tu lo sai, lo sai bene qual è il mio aspetto quando perdo le staffe, divento terribile. In molti sono morti d’infarto vedendomi incazzato. Eppure, credimi, sulla sua faccia non c’è paura, ma solo indifferenza. Io resto spiazzato.
PADRETERNO Me lo immagino.
SATANASSO Dopo qualche minuto di esitazione mi viene un’idea.
PADRETERNO Quale?
SATANASSO Lo pongo davanti ad una scelta. Tu puoi decidere di morire, ti metto a disposizione il veleno, eccolo, ma così facendo rinunci al successo, alla gloria, sprofondi di nuovo nell’anonimato, torni ad essere quell’insignificante scarabeo stercorario che eri prima di fare la mia conoscenza. Decidendo di vivere invece lasci le cose come stanno, e il tuo nome riecheggerà per sempre accanto a quello degli scrittori più grandi.
PADRETERNO Geniale… sadico, ma geniale. E lui?
SATANASSO Eh… vecchio mio… reggiti forte. Lui si è ammazzato lo stesso.
PADRETERNO Oh santo cielo… Fino a questo punto siamo arrivati…
SATANASSO Che tristezza… che infinita tristezza… Ormai vale tutto e quindi non vale più niente. Dopo quello che è successo mi sono reso conto di quanto sono inadeguato a questo mondo, a questi uomini.
PADRETERNO E sei venuto da me.
SATANASSO Già, per farti una proposta.
PADRETERNO Dimmi.
SATANASSO Amico mio, restiamocene qua, tu ed io, insieme, a goderci da questa finestra la fine del mondo, fumando e magari bevendo una buona birra.
PADRETERNO Sai che ti dico?
SATANASSO Che mi dici?
PADRETERNO Che ci sto! Tanto non possiamo più fare altro ormai…
SATANASSO Bene, così mi fai felice, amico mio. Vado a prendere la birra.

Satanasso si alza, afferra il bastone e si avvicina alla porta dello studio.

SATANASSO Una cassa basta? Del resto, non mi sembra che manchi molto…
PADRETERNO No, vecchio mio, non manca molto. Una cassa è più che sufficiente.

Il piano dell’opera

Prefazione. Del Magnifico Rettore dell’Università della Kakania il Barone Otto-Hans von Nichtsreich

Dialogo di Deucalione e di Pirra

Lacrime megaresi

Dialogo di Amore e di Psiche

Dialogo di Pigmalione e di Galatea

Dialogo di Achille e di Patroclo

Dialogo di Ulisse e di Penelope

Dialogo di Dedalo e di Cocalo

Dialogo di Orfeo e di Euridice

I turbamenti di Tanato

Dialogo di Prometeo e di un uomo

Dialogo di Adamo e di Eva

Dialogo di Caino e di una donna

Dialogo di Dio e di Giobbe

Dialogo di Salomone e dell’Angelo censore

Dialogo di Dio e di Giona

Passione

Dialogo di Faust e di Margherita

Dialogo di Amleto e di Ofelia

Dialogo di un filosofo e di se stesso

Dialogo del Padreterno e di Satanasso

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