Curvo sulla scrivania, all’interno del suo studio, Salomone scrive. All’improvviso gli appare dinanzi un’imponente figura alata circondata da un’aura di luce.

ANGELO CENSORE Salomone… Salomone…
SALOMONE Chi sei?
ANGELO CENSORE Un messo di Dio.
SALOMONE Ah, ho capito. Era ora… Concedimi solo un ulteriore minuto, termino questa frase e sono tutto tuo.
ANGELO CENSORE Non sono venuto per questo.
SALOMONE No?

Il tono di voce di Salomone tradisce una certa delusione. Depone la penna.

ANGELO CENSORE Cosa scrivi?
SALOMONE Riporto sulla carta il mio discorso.
ANGELO CENSORE Quale discorso?
SALOMONE Il Qoelet.
ANGELO CENSORE Uhm…
SALOMONE Con qualche accorgimento.
ANGELO CENSORE Qualche accorgimento?
SALOMONE Sì.
ANGELO CENSORE Di che genere?
SALOMONE Sciocchezze relative alla fluidità del testo, eliminazione di ripetizioni troppo vicine e via dicendo.
ANGELO CENSORE Riguardo l’aspetto… come dire, filosofico, non hai cambiato niente?
SALOMONE Oh no, filosoficamente è tutto perfetto.
ANGELO CENSORE Ah…
SALOMONE Che c’è? Perché sospiri?
ANGELO CENSORE Salomone, è proprio a causa di questo tuo discorso che Dio mi ha inviato da te.
SALOMONE Caspita, è giunto fin lassù?
ANGELO CENSORE Tutto giunge fin lassù, ogni minimo sospiro.
SALOMONE Dici?
ANGELO CENSORE Dico.
SALOMONE Ne sei proprio sicuro?
ANGELO CENSORE Che diamine, Salomone, te lo dice un angelo!
SALOMONE D’accordo, d’accordo, mi fido. Certo che se ogni sospiro vi raggiunge fin lassù non ve la dovete passare granché bene.
ANGELO CENSORE Salomone…
SALOMONE Va bene, va bene. Allora, che ne pensa Dio del mio discorso?
ANGELO CENSORE Salomone, senza troppi giri di parole, Dio non è affatto contento del tuo discorso.
SALOMONE E perché?
ANGELO CENSORE Salomone, il re di Israele non può dire certe cose. Dai, basta leggere l’incipit.

L’Angelo censore afferra il manoscritto e legge ad alta voce.

ANGELO CENSORE Vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole? Una generazione va, una generazione viene, ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira, gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno, né lo sarà mai: raggiunta la loro meta, i fiumi riprendono la loro marcia. Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l’occhio di guardare, né mai l’orecchio è sazio di udire. Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole, né mai ci sarà. C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questa è una novità?». Proprio questa è già stata nei secoli che ci hanno preceduto. Degli antichi non resta più ricordo, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso coloro che verranno. Eccetera eccetera. D’accordo ricordare la vanità dei piaceri, questo va benissimo, ma prendersela addirittura con la scienza e la sapienza! Senti qua. Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un’unica sorte è riservata a tutt’e due. Allora ho pensato: anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d’esser saggio? Dov’è il vantaggio? E ho concluso: anche questo è vanità. Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto. Qui dichiari addirittura di aver preso in odio la vita!
SALOMONE Non vedo dove stia il problema.
ANGELO CENSORE Ma come, Salomone, come non vedi dove stia il problema? Il tuo discorso è sovraccarico di pessimismo, e chi crede in Dio non può essere un pessimista. O meglio, potrebbe pure esserlo, ma non dovrebbe manifestarlo. Soprattutto chi, come te, ricopre un ruolo tanto importante.
SALOMONE Attenzione, il mio non è pessimismo, ma semplice realismo. Io mi limito a dire le cose come stanno. Niente di più e niente di meno. Il Qoelet non è che una cronaca.
ANGELO CENSORE La definizione con cambia la sostanza.
SALOMONE Sentiamo, cosa dovrei fare?
ANGELO CENSORE Ritrattare immediatamente le tue parole, magari in un nuovo discorso, e distruggere questo manoscritto, affinché non ne resti traccia.
SALOMONE Non puoi chiedermi una cosa simile.
ANGELO CENSORE Non sono io a chiedertelo, ma Dio.
SALOMONE Stammi bene a sentire. Voi potete pure distruggere questo discorso, eliminarlo materialmente, ma non distruggerete mai, non eliminerete mai ciò che contiene. In esso è descritta la condizione umana, e prima o poi un nuovo Qoelet vedrà la luce, tra mille anni, o tra cinquecento, o magari tra una settimana, chissà. Ogni uomo in fondo è consapevole della vanità della propria esistenza, credimi. So perfettamente che voi queste cose non le potete capire e non le capirete mai, perché siete immortali e bla bla bla. Ma noi uomini – e non c’è differenza tra un re e uno schiavo -, noi uomini, che conosciamo il tempo, che abbiamo un inizio e una fine, non possiamo pensarla diversamente. La vostra censura sarebbe un atto tanto dispotico quanto inutile. Di questo dovete essere consapevoli.
ANGELO CENSORE Dunque tu, Salomone, re d’Israele per elezione divina, ti rifiuti di assecondare la volontà di Dio.
SALOMONE Io non rifiuto niente, sia chiaro. Ti sto solo avvertendo del fatto che la distruzione delle mie parole non servirà a cambiare le cose. Tutto qua, lo dico per te, per voi. E non credere che io sia felice di aver detto e scritto certe cose. Ne avrei fatto volentieri a meno, se solo fosse stato possibile.
ANGELO CENSORE D’accordo, d’accordo, ti credo. A tal punto che non ti chiedo neanche più di eliminare il discorso, ma almeno di attenuarlo, di addolcirlo, diciamo così.
SALOMONE Come?
ANGELO CENSORE Magari inserendo una conclusione in cui si ritratti ciò che è stato affermato prima e si celebri Dio. Le parole sulla vecchiaia con le quali termina ora il Qoelet non lasciano neppure un solo briciolo di speranza. Giudica tu.

L’Angelo censore sfoglia il manoscritto, giunge all’ultima pagina e legge di nuovo ad alta voce.

ANGELO CENSORE Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: «Non ci provo alcun gusto», prima che s’oscuri il sole, la luce, la luna e le stelle e ritornino le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste in poche: e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno le porte sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e degli spauracchi della strada; quando fiorirà il mandorlo e la locusta si trascinerà a stento e i piagnoni si aggirano per la strada; prima che si rompa il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo e ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoelet, e tutto è vanità.
SALOMONE Non c’era bisogno che tu rileggessi questo capitolo, so benissimo che non lascia spazio alla speranza. Ma non può essere diverso, fidati. Tra tutte le età dell’uomo la vecchiaia è la peggiore, e si assiste ad un fenomeno singolare, singolare ed al tempo stesso terribile: mentre il corpo si distrugge, la mente è come se ringiovanisse, tornando allo stato infantile. Chiedi a Dio di farti uomo e anche tu capirai. Chiedi a Dio di farti uomo e vedrai che non mi verrai più a parlare di speranza.
ANGELO CENSORE Salomone, sarò sincero. Già prima di parlare con te non vi invidiavo, ma dopo il nostro colloquio, dopo le tue parole, non ci tengo proprio ad essere come voi. Detto questo, ho pensato a quella che potrebbe essere la giusta conclusione del tuo discorso.
SALOMONE Sentiamo.
ANGELO CENSORE Dunque. Oltre ad essere saggio, Qoelet insegnò anche la scienza al popolo; ascoltò, indagò e compose un gran numero di massime. Qoelet cercò di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di verità. Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati, le raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore. Quanto a ciò che è in più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo. Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltata ogni cosa: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto. Infatti Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male. Allora, che ne pensi?
SALOMONE Sta bene.

L’Angelo censore guida Salomone nella stesura della conclusione del discorso, poi lo sguardo gli cade su un altro manoscritto che in quel momento si trova sulla scrivania del re, intitolato Cantico dei Cantici. Legge i primi versi e capisce che tra non molto dovrà fare di nuovo visita a Salomone.

Il piano dell’opera

Prefazione. Del Magnifico Rettore dell’Università della Kakania il Barone Otto-Hans von Nichtsreich

Dialogo di Deucalione e di Pirra

Lacrime megaresi

Dialogo di Amore e di Psiche

Dialogo di Pigmalione e di Galatea

Dialogo di Achille e di Patroclo

Dialogo di Ulisse e di Penelope

Dialogo di Dedalo e di Cocalo

Dialogo di Orfeo e di Euridice

I turbamenti di Tanato

Dialogo di Prometeo e di un uomo

Dialogo di Adamo e di Eva

Dialogo di Caino e di una donna

Dialogo di Dio e di Giobbe

Dialogo di Salomone e dell’Angelo censore

Dialogo di Dio e di Giona

Passione

Dialogo di Faust e di Margherita

Dialogo di Amleto e di Ofelia

Dialogo di un filosofo e di se stesso

Dialogo del Padreterno e di Satanasso

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