Amiamo la bomba. La bomba è la supposta punitiva del secolo passato, medicina per tutti gli scontri culturali ed economici tra i paesi di questo sciagurato pianeta. La Bomba, specialmente se atomica, è la macchina di morte più asettica che ci sia, incolore, inodore, insapore, per l’aereo che la sgancia e per tutti i culi seduti nelle stanze dei bottoni, al caldo o al freddo che sia. Il film prima di tutto racconta questo, il terrore della bomba. La sopraggiunta capacità dell’uomo di distruggere se stesso e il pianeta che lo ospita. L’ordigno di “fine di mondo” ci racconta proprio questo e per la prima volta nel cinema un autore così conosciuto si interessa alle sorti della guerra fredda, che in quegli anni era all’apice della virulenza. La bomba innescata dai russi e che non è possibile fermare è la metafora perfetta per descrivere un’umanità lanciata verso un autodistruzione annunciata che evidentemente non è possibile frenare. Una sensazione di impotenza che era vissuta ancora più vivamente in quei primi anni sessanta, quando la minaccia atomica era il tema più vivo nella mente delle persone. Oggi sarebbe forse paragonabile al problema dell’inquinamento, l’uomo ha preso una brutta strada, che probabilmente non può essere cambiata e per cui non esiste inversione a U. Il film è strutturato con grande linearità, è subordinato ad una grande capacità di autoregolazione, il messaggio e la capacità narrativa del film sono sempre più limpidi.
Ovviamente non è la volontà di narrazione a destare l’interesse intorno a questo capolavoro, ma piuttosto la sua grande comicità, il sarcasmo e la satira politica. La vena satirica è sempre presente nel film, e lo rende meravigliosamente tagliente, le gag si susseguono sulla trama del racconto, tratto dal brillante libro di Peter George. Su questo rigido tappeto scenico si muovono i personaggi, le trovate comiche e il fenomenale Peter Sellers, che tra un improvvisazione e l’altra trova l’istrionismo per interpretare addirittura tre ruoli. Dominante sopra il racconto e sopra le trovate satiriche resta il senso di impotenza, l’incapacità di controllare la situazione, e la cialtroneria dei personaggi coinvolti nella vicenda, il mondo è vegliato da un gruppo di potenti, incapaci, isterici e ridicoli.
Nella mente rimangono le trovate estemporanee e spassose che stipano la pellicola: la cavalcata della bomba da parte di T.J. King Kong che si dimena sull’ordigno come un cowboy, oppure le chiamate esilaranti tra i primi ministri americano e russo, oppure l’intero personaggio del dottor Stranamore che non riesce a nascondere il suo passato nazionalsocialista. Divertentissimo anche il personaggio di Jack Ripper autore dell’attacco decisivo verso l’unione sovietica, il generale è completamente impazzito e vede attorno a se una lunga serie di congiure dei comunisti, a loro attribuisce la colpa della sua cronica impotenza. Tra l’altro il film è pieno di rimandi sessuali, basta ricordare la scena cult degli aerei che si accoppiano in aria, in un rifornimento in volo, dal simbolismo esplicito. 
Il film è diventato una vera icona nel corso del tempo, è divertente riportare un aneddoto mai confermato, pare che Reagan appena insediato alla casa bianca abbia chiesto dove si trovava la War Room (stanza fantastica dove si svolge buona parte del film) fra lo sconcerto dei presenti che non avevano mai visto tale luogo.

« Dispiace anche a me, Dimitri. Mi dispiace molto. Va bene, dispiace più a te che a me, però dispiace anche a me. A me dispiace quanto a te, Dimitri. Non dire che a te dispiace più che a me, perché io ho il diritto di essere dispiaciuto quanto lo sei tu, né più né meno. Ci dispiace ugualmente, va bene? D’accordo. »  
Presidente Muffley al telefono con il presidente russo. 

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