La street art non ama la religione, o meglio, di rado le tematiche dell’arte figurativa urbana per eccellenza invadono le mura ecclesiastiche, in maniera in realtà abbastanza sorprendente se si pensa che entrambe confluiscono in un macrocosmo di interessi che possono essere racchiusi sotto la cupola delle “problematiche sociali” che investono l’uomo. Ma come in ogni ambito della vita vi è, ovviamente, un’eccezione, un pavone timido, un orso vegano o un politico onesto.

Nel 1985 Haring decide dunque di salire simbolicamente sul monte Sinai, che in questo caso si trova a Bordeaux (in Francia, nel cuore del “Vecchio Continente”), e affrontare i suoi dubbi, conoscere quella religione che ha negli anni ottanta il suo apice di un messaggio fatto di simboli, fatto di mediatica influenza e proprio per questo viene affrontata da personaggi pubblici come Madonna, Bob Dylan e quanto più dal primo papa a comprendere l’importanza dei media, Karol Wojtyla. In questo scenario che galleggia in un benessere economico apparente ed ha le grandi paure che attraversarono il mondo, la piaga dell’Aids (che ucciderà Haring stesso) e le minacce nucleari a fargli da sfondo, l’artista decide di addentrarsi nel messaggio religioso ed affrontarlo in maniera moderna.

In preda ad una visione estatica, probabilmente sulla pista da ballo del Paradise Garage di New York, ha quest’idea: realizzare le dieci tavole dei comandamenti in versione haringiana. Questa è la genesi dei ” The Ten Commandments”, le tavole alte 7,5 metri e larghe 5 che verranno realizzate e esposte per la prima volta al Museo d’Arte contemporanea di Bordeaux.

Successivamente alla mostra, Haring affermerà: “Non riuscivo a ricordare tutti i “Dieci Comandamenti”, così ho dovuto prendere una bibbia non appena sono arrivato qui a Bordeaux. Li ho letti e ho preso alcuni appunti prima di iniziare a lavorare. Per me sono rapidamente divenute metafore. Per alcune delle idee sono un po’ astratto, così l’immagine che li rappresenta può essere diverse cose allo stesso tempo.”
E’ con questo atteggiamento che l’artista statunitense decide di avvicinarsi al messaggio forte dei Dieci Comandamenti, non lavora per sottrazione, non scolpisce da una roccia deforme per arrivare alla perfezione, bensì mostra le deformità che quei peccati provocano, mostra come si può essere spregevoli compiendo quegli atti, dando un esempio da seguire piuttosto che una legge alla quale obbedire.

Qualche tempo dopo, durante un’intervista, Haring svelerà una chiave di lettura chiara e definitiva per le dieci tavole dipinte nel 1985:“Il modo in cui ho lavorato ai Dieci Comandamenti è per antitesi. Ad esempio dicono “non rubare”, il dipinto mostra qualcuno che ruba: l’antitesi. Io raffiguro quello che non si deve fare invece di affermare “questo è quello che tu devi fare”.” In una parola? Moderno.

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