Il tempio di Giano ha ancora le porte aperte, il tempo e lo spazio scorrono tra le dita del dio onniveggente, artefice di ogni cambiamento, bifronte e imperituro. Gennaio è suo, di certo non nostro, un mese di grigia sussistenza passato a denti stretti tra il freddo e la nebbia, un funerale di un anno passato.

Ma che male abbiamo fatto per meritarci un mese così funesto?

Non so, ma non siamo qui per deprimervi, o forse si, ma non era nostra intenzione in origine, non c’è preterintenzionalità. Ci deprimiamo insieme strada facendo, non eravamo così in principio, lo giuro. Gran parte del merito è politico e questa prossima tornata elettorale al sapor di “Águas de Março” non ci risparmierà perdite di felicità da tutte le parti, falle a cascata e le solite cazzate per poi rispedirci in un nuovo triumvirato (Renzi – Di Maio – Berlusconi/Salvini) che questa volta non ci regalerà un Cesare, tanto meno Pompeo e Crasso.

Politica a parte, chiudiamo il 2017 in maniera definitiva, portiamolo al macello come un maiale grasso.

Note positive? Molte, più del solito incredibilmente (ora possiamo dirlo, tanto ormai è finito).Libri, letture, lavori, collaborazioni ed esperienze importanti, ma soprattutto una nuova consapevolezza ci accompagnerà in questa nuova stagione, la strada che abbiamo imboccato.

Abbiamo girato, conosciuto gente (tanta) che si è dimostrata incredibilmente aperta nei nostri confronti, a volte incomprensibilmente, a volte calorosamente, ma non è abbastanza. In piena par condicio elettorale vorremmo riprendere il giro che avevamo iniziato ottobre scorso in occasione dell’uscita del libro, per continuare a parlarvi del nostro “figliastro”, sperando non sia un Bruto (prometto che sarà l’ultima battuta sul filone storico romano).

Prossimi obiettivi? Langobardia maior (nello specifico Mediolanum – Milano) e la repubblica di Venezia. Non sappiamo ancora dove e come, ma in qualche libreria un giorno ci troverete a sproloquiare su Modigliani, Soutine, Utrillo e sul perché pensiamo che la cultura ci salverà.

Come ci sentiamo oggi? Dei badanti asiatici che accudiscono una cultura apparentemente decrepita. Quello che vorremmo far notare a chi legge (qualora non lo avesse capito) è che la cultura è proprio come Giano, in questo momento nasce e muore, e non è solo bifronte, ma ha molte facce come un diamante. Siamo degli anti-eroi in questo momento, lo sappiamo: mentre il resto del mondo insegue fama e successo attraverso video su Youtube, foto su Instagram o quant’altro, noi abbiamo abbandonato l’apparire per l’essere. Non piacciamo a nessuno? Siamo spocchiosi? Siamo maleducati? Siamo inutili? Non ce ne frega niente. Noi ci siamo lo stesso, che vogliate o no. Come le stagioni, come la morte, come la politica e come la cultura.

Ma torniamo all’oggi e alla nostra voce sporca, FreeMan, da dove ci state leggendo. Sta diventando un megafono, e anche di questo siamo felici.

Insomma, prima che questo articolo prenda pieghe ancor più fantasiose e trascendentali direi di lasciarci definitivamente alle spalle questo 2017, superiamo gennaio e attendiamo febbraio per purificarci e ricominciare nuovi, ma sempre uguali. Buon anno a tutti. 

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