Djurgården è la più ispida e selvaggia delle isole che costellano il centro di Stoccolma, oltre ad essere una delle più grandi. Un tempo esclusiva tenuta di caccia della famiglia reale, oggi conserva ancora una conformazione naturalistica preminente rimanendo uno dei parchi preferiti dagli abitanti della capitale svedese per passare le giornate assolate passeggiando e correndo. Quello che è meno noto però, è che l’isola preserva qualcosa di molto raro oltre ai beni naturalistici, anch’essi a loro modo inestimabili, ovvero l’esclusiva collezione artistica appartenente al mecenate svedese Ernest Thiel.

Raggiungere l’abitazione-museo è d’altronde un’esperienza tutt’altro che scontata fin dai primi momenti, un po’ per la sua posizione non proprio comoda per i turisti accorsi a Stoccolma, un po’ per via della poca pubblicità di cui gode l’attrattiva. Persi verso l’estremo est, quando tutto sembra finito e cominciano ad affacciarsi (specialmente in inverno) presagi spettrali, alberi in decomposizione mangiati dal terreno e seccati dal freddo, si presenta maestosa e bianca la galleria Thielska, sull’ultimo piccolo avvallamento di terra, dopodiché il nulla, o quasi.

Comunque premesse a parte, il viaggio verrà prontamente ricompensato dall’incredibile bellezza dell’arte nordica. Ancora un’ultima, e breve, introduzione su chi ha riunito queste opere in una collezione (è sempre importante capire chi si ha di fronte, e lo si intuisce anche osservando l’abitazione e i dipinti). Il mecenate svedese Ernest Thiel era ovviamente una persona fuori dal comune, di un’intelligenza raffinata e sagace, il quale ebbe modo di intessere rapporti, epistolari e non, con alcuni dei più noti artisti del tempo. Addirittura fu lui stesso a tradurre i testi di Nietzsche, il quale fu pubblicato così in Svezia per la prima volta anche per merito suo.

Nel 1922 l’intera abitazione con i capolavori al suo interno passarono di mano allo stato svedese, che nel giro di pochi anni trasformò il luogo in un culto, un “sancta sanctorum” dell’arte nordica. La luce nordica tornò ad illuminare le bianche pareti del Thielska già nel 1926.

Il luogo ad oggi è un po’ sottovalutato dai circuiti turistici, in parte per la distanza dal centro come già detto, ma la sola presenza di opere del norvegese Munch, che per altro ha intessuto rapporti epistolari con il collezionista svedese, vale per l’intera galleria.

Le opere presenti racchiudono un po’ il meglio della cultura scandinava moderna, coprendo quel periodo a cavallo tra i due secoli (XIX e XX), con artisti danesi, norvegesi e ovviamente svedesi in maggior numero. L’apparente vicinanza alle correnti d’arte europee è solo tale, poiché la vita radicalmente diversa e condizionata da agenti diversi ha interferito in maniera decisiva nella loro arte: la luce e la natura entrano prepotentemente nelle opere di questi pittori. La luce, il giorno, la notte, sono centrali nelle opere di molti di loro, come nel caso di Eugéne Jansson, pittore svedese presente nella galleria con alcune destabilizzanti vedute notturne, sospese, tramonti eterni.

Tra i vari autori ancora molto colpiti e affascinati dal tema della luce vi sono Karl Nordström e il suo miglior allievo, Nils Kreuger. I due svedesi sono presenti con diverse opere, specialmente il primo con dei quadri dal tema paesaggistico molto notevoli. In entrambi entra in gioco anche un secondo fattore, presente in diversa misura in quasi tutti gli autori presenti, ovvero la solitudine. In questo senso si muove l’opera del danese Vilhelm Hammershøi, enigmatico poeta dell’intima visione di cui abbiamo a lungo discusso in un precedente articolo.

Per ovvie ragioni non potevano mancare i due decani, il padrone di casa Anders Zorn, accademico e folkloristico pittore della vita scandinava, radicato nella tradizione nordica con un occhio europeo, e ovviamente il più famoso pittore scandinavo, Edvard Munch. Quest’ultimo è presente con ben due sale praticamente a lui dedicate: la prima e più grande, presenta una sua sezione ritrattistica con lo spettacolare e acceso ritratto a Friedrich Nietzsche, severo osservatore di un mondo caotico che si agita intorno al suo sguardo vigile. La seconda sala invece presenta per lo più litografie sempre dell’artista espressionista, con alcuni schizzi preparatori di opere più famose.

Il museo dunque apre gli occhi, ancor meglio, accende una luce su quel mondo artistico che per molto tempo è stato sottovalutato e che vede in Munch solo la punta dell’iceberg di un’opera esistenziale molto più profonda di quello che si possa immaginare.
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